FRATE GIUSEPPE

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Ero un ragazzino o poco più, aspettavo il tram in piazza della Scala sbaciucchiandomi con una compagna di scuola quando un frate di passaggio mi colpì con una bastonata.
La mia guerra privata contro il finto moralismo cominciò quel giorno e ancora non è finita.
Duole dirlo ma Conte e i suoi alter-ego televisivi hanno la stessa espressione comicamente indignata di quel fraticello, lo stolido e ipocrita compiacimento di chi rifiuta la realtà per sentirsi migliore degli altri.
Trovo altrettanto tristi i piddini che per condurre la loro battaglia contro l’eccessiva sinistrosità della Schlein riesumano Berlinguer e la sua “questione morale”, quasi che il compianto Enrico si riferisse al sottobosco della politica e non ai massimi sistemi che allora come oggi vedevano la società spaccata tra capitalisti e lavoratori e tra ricchi e poveri.
Vorrei vedere questi pagliacci confrontarsi sui problemi che ci stanno stritolando e invece sanno soltanto agitare i loro bastoni contribuendo a rendere la politica squallida tanto quanto i 20 euro pagati per una preferenza.
Forse dovremmo prendere esempio dalla destra, litigiosa per conquistare più potere ma allineata e coperta al primo scricchiolio.