BELLA, CIAO

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Lo confesso con un po’ di vergogna: Fino a qualche settimana fa di Michela Murgia sapevo poco o nulla.
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Avevo intravisto qualche suo passaggio in TV e leggiucchiato distrattamente cose sue e su di lei ma, da quel presuntuoso che sono, mi era completamente sfuggita la sua dimensione.
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Nel mio catalogo immaginario l’avevo archiviata tra gli scrittori di cui forse un giorno avrei letto qualcosa, attratto da quella proprietà di linguaggio che appartiene a tutti i Sardi ma al tempo stesso scoraggiato dalla consunzione degli argomenti che mi era sembrato Michela Murgia proponesse.
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Quanto mi sbagliavo, quanto sciocco e ingiusto sono stato.
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E’ bastato quel poco di approfondimento imposto dalla sua scomparsa annunciata per farmi sentire piccolo e inadeguato, per capire che era un’intellettuale di primordine e che la sua non era solo una dimensione diversa, era grandezza.
Fortunatamente non è troppo tardi per chiederle pubblicamente scusa della mia trasandatezza culturale e per rimediare, ripromettendomi di non ripetere mai più lo stesso errore.