ELUCUBRAZIONI ELETTORALI DEL VICE-PREMIER SALVINI

DI ENZO PALIOTTI

 

Salvini agita sempre le acque quando sente odore di elezioni, se poi aggiungiamo all’affaire Toti, gli smacchi che sta ricevendo il suo progettato Ponte sullo stretto il vicepresidente del consiglio, ma anche lo scarso “appeal” di cui gode negli ultimi tempi nel suo stesso partito, tira calci alla cieca unendosi ai soliti, e ormai triti, luoghi comuni tipo “magistratura ad orologeria” o “toghe rosse” affermando: “Toti fa bene a non dimettersi perché se qualunque indagato dovesse dimettersi domani c’è l’Italia ferma”.

E ci da dentro ignorando la gravità di ciò che dice aggiungendo: “Se condannato in via definitiva per carità di Dio, ma non basta un’indagine per far dimettere qualcuno. Vorrei sapere, se ci fossero microspie negli uffici di qualche magistrato, per quanto tempo continuerebbe a fare il magistrato”.

Un attacco alla Magistratura del vicepresidente del consiglio che non può, non deve (dovrebbe) passare inosservato, tanto più che se si fa appello, come fa lui, alla logica quel suo “domani c’è l’Italia ferma” è conseguenziale pensare che ciò sia un’ammissione chiara che c’è chi, nell’universo politico, rischia di subire la stessa sorte del “governatore” della Liguria e la sua sicurezza nell’affermalo presuppone che egli ne sia a conoscenza. Oltre al fatto che immaginare soltanto alla possibilità, detta poi a mo’ di minaccia, di mettere microspie negli uffici dei magistrati è frutto di chi ha una considerazione del potere a senso unico, che confonde il “governare” con il “comandare” tipico di chi ha adottato il “pensiero unico” nettamente contrario al concetto di “democrazia”.

Presidente Mattarella va tutto bene così?

Enzo Paliotti