DI QUELLA PIRA, L’ORRENDO FUOCO ……

DI CLAUDIO KHALED SER

 

C’é chi pensa che, bruciare un libro, riduca in cenere anche il pensiero che contiene.
C’é chi pensa che, bruciare una bandiera, getti nel fuoco il Paese che rappresenta.
Lo pensavano i nazisti ed i fanatici di Mao.
Lo pensano ancora oggi centinaia di imbecilli sparsi per il Mondo.
Nel Medioevo i “cristiani” bruciavano le streghe, figlie del demonio, convinti di gettare nelle fiamme il diavolo, senza ricordare che proprio tra le fiamme il diavolo viveva.
Era, caso mai, un ritorno a casa.
Poi s’accorgevano che i demoni vivevano comunque, tra le case e tra le chiese, incuranti delle fiamme.
Quello squilibrato che a Stoccolma ha dato alle fiamme il Corano, pensava in cuor suo di bruciare l’ Islam.
Lo pensavano anche i fanatici di Tripoli che bruciavano bandiere italiane davanti al Consolato e lo stesso pensiero era nella testa di coloro che davano alle fiamme bandiere israeliane o americane durante le manifestazioni contro quei Paesi.
Ma, finito l’incendio, l’Italia, così come Israele o gli Usa, erano ancora lì, magari più forti di prima.
Il gesto serve solo ad acuire tensioni, a fomentare ritorsioni, a ridurre in cenere equilibri raggiunti spesso con enorme pazienza.
Si offre solo, all’altra parte, il pretesto per rispondere con altrettanta follia.
Trovo che, oltre ad essere un gesto ignobile, bruciare libri o bandiere sia l’atto disperato di coloro che trovano nella violenza di questo gesto, l’unica risposta al loro odio.
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Le fiamme non aprono strade, semmai riducono in cenere anche i sentieri.