CANDIDATI: “SEI BELLO FOFO'”. SI’, LO SO”

DI LIDANO GRASSUCCI

Ho fatto un terribile scherzo alle Ferrovie. Ho acquistato un biglietto andata e ritorno Roma-Firenze e poi non sono tornato.

Ettore Petrolini

Ti telefonano: “proprio te cercavo”. Ma chi io? “Sì, tu fai al caso nostro e poi bella/o come te non ce n’è”. Ed è fatta, a quel punto il “telefonato” si sente lusingato e parla con mamma e papà, con la signora o col consorte e “scioglie la riserva a breve”. Conta i voti uno ad uno: nonna Gilda, la sorella Francesca, l’amico di banco Filiberto, il compagno di militare (se è maschio) o di ballo (altrimenti sia), la cugina che non vede dal ’53 ma che gli voleva bene, la zia Clementina, il droghiere davanti casa. No, il vicino no ci sta in causa.

Fatti i conti siamo a 2003 voti certi come è certa la pioggia il venerdì santo all’uscita della processione.

Il lusingato/a a quel punto dice la sua sull’Afghanistan, poco fa che al massimo è stato a Bassiano; scopre in diretta che non ama la donna o l’uomo amato, ma Latina, sopra ogni cosa e sul petto non ha la canottierina ma l’immaginetta di Santa Maria Goretti.

E spiega l’impegno sociale di quando quella mattina del ’76 disse buongiorno al parroco. Questo fa di lui un cattolico impenitente e per sempre, non che praticante. Fino al 4 ottobre Draghi è un collega, Mattarella ha bisogno di qualche suo buon consiglio, l’Europa si fa a Pantanaccio e non se ne parli più.

I vaccini? C’è la ratafia di nonna Pia che fa resuscitare i morti, la diamo a tutti e Latina si fa “covidfree”.

Nel manifesto? Ma che ve lo dico a fare: “Sei bello Fofò”. “Si lo so”.