Giulia e Thiago per sempre

DI ANNA CALI’

 

Poco dopo la mezzanotte del 31 maggio dello scorso anno la vita della famiglia Tramontano si è fermata.

Il corpo di Giulia Tramontano venne ritrovato in un intercapedine dietro un edificio, dove c’erano dei box. Era l’epilogo che forse tutti quanti noi ci aspettavamo, ma che nessuno di noi avrebbe mai voluto diventasse realtà. Una scomparsa che mise subito in allarme tutti. Giulia, incinta al settimo mese di gravidanza non si sarebbe mai allontanata così senza mai prima mettersi in contatto con la sua famiglia, soprattutto senza avvisare la madre, con la quale aveva un rapporto forte e speciale.

Nessuno immaginava che quel castello così bello e pieno d’amore, in realtà, non era altro che una trappola per lei e Thiago, il figlio che portava in grembo. Un omicidio avvenuto con la massima cattiveria e soprattutto premeditato: Alessandro Impagnatiello, il barman che tutti decantavano come l’angelo dal “viso pulito”, aveva già organizzato tutto. Da mesi ormai stava avvelenando la sua compagna e il feto. Una ragazza di 29 anni prossima a diventare madre che si è ritrovata a vivere il suo incubo peggiore e, ora, quello stesso incubo segnerà per sempre la vita della famiglia Tramontano che è cambiata nel giro di pochissimo tempo. Dal progettare il corredino, la stanzetta, il curare tutto nei minimi particolari per la nascita del primo nipotino a dover provare a vivere senza una figlia e con un vuoto che difficilmente riuscirà a colmare il cuore dei familiari di Giulia.

Il femminicidio di Giulia però non è l’unico purtroppo che la cronaca nera ci fa ascoltare, tante e tante altre ancora saranno le donne che moriranno per mano di uomini. Così, come la stessa amante di Impagnatiello, salvata in extremis e per puro caso, forse perché più perspicace ed è stato soltanto un miracolo che quella stessa sera non decise di aprire la porta all’aguzzino. Anche quest’ultima, ignara di tutto e soprattutto della doppia personalità dell’imputato Impagnatiello. Troppe le cose che stanno venendo fuori dalle confessioni e, troppi anche i segnali d’allarme che, purtroppo, Giulia non è riuscita a captare, forse perché nessuna di noi può immaginare che l’uomo che ci dorme accanto nonché padre del figlio che stiamo per generare, possa arrivare a compiere un gesto tale.

Un anno è già trascorso senza Giulia e, purtroppo, ci saranno degli altri. Si spera che la giustizia in questo caso faccia realmente il giusto lavoro e che tenga in considerazione che si è stato capace di ammazzare una vittima innocente. In occasione dell’anniversario della morte di Giulia, il 27 maggio, lunedì sera a Senago si sono riunite tantissime persone intorno alla panchina rossa, nata proprio in onore della giovane mamma vittima e hanno pregato per lei.

I femminicidi purtroppo, sono diventati la piaga di questa società e, si spera che quanto prima si possa invertire la rotta. Donne, se avvertite il benché minimo segnale di pericolo, o se gli atteggiamenti del vostro partner non vi piacciono, se vi proibisce tante cose, allora: scappate. Scappate finché potete e siete in tempo, senza avvisare. Senza comunicare niente per messaggi e soprattutto senza più andare agli “ultimi appuntamenti”, abbiamo perso già tanto in questi anni, ora è arrivato il momento di fermarsi, ma soprattutto è arrivato il momento che gli uomini scendano a manifestare con noi in piazza, a schierarsi a favore delle Donne. Quest’ultime, che devono essere viste non come un “oggetto da contendere”, ma come un qualcosa di unico e bello allo stesso tempo.

Giulia e Thiago non verranno mai dimenticati e sono tanti, infatti, i riconoscimenti e le azioni mosse a favore di questa vittima. Ogni giorno, la mamma di Giulia, Loredana, sul suo profilo IG posta delle stories con le fotografie di sua figlia con su dediche e musica in sottofondo. Fotografie che ti arrivano lì, alla bocca dello stomaco e ti spaccano il cuore. Tanta bellezza. Una vita davanti e un figlio da dover crescere e che purtroppo non vedrà mai la luce. Aveva ancora tante cose da fare su questo percorso di vita e magari avrebbe avuto altri figli o sarebbe ritornata qui, a Napoli.

A Sant’Antimo, in provincia di Napoli è stato intitolato il nuovo centro antiviolenza in onore delle due vittime. E si spera che questa scia di ricordi e di eventi positivi non finirà mai. Perché è giusto e doveroso dover ricordare e soprattutto: parlarne. Parlate quant’è più possibile con amici, familiari e confidatevi, se è il caso anche rivolgetevi anche ai dei professionisti.

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Anna Calì

 

Foto da Repubblica Milano