EUROPA-AMERICA-NATO: TRA LA PAURA DEL POCO E GLI ONERI DEL TROPPO

DI ENNIO REMONDINO

 

Dalla Redazione di REMOCONTRO –

Trump che punta l’arsenale Usa contro l’Europa Nato, con la minaccia più classica: ‘O la borsa o la vita’. E l’Europa ‘mani in alto’, si arrende e prende atto che comunque, con questa vecchia Nato che s’è fatta trascinare nel pasticcio Ucraina forse non conviene insistere, ma cambiare come, con chi, e per arrivare a cosa?

Giostra Europa

«Il francese Séjourné: ‘Ci serve una seconda assicurazione sulla vita’. Il tedesco Scholz: ‘L’Ue non è in pace, deve produrre armamenti di massa’. Ma all’attivismo di Varsavia, Parigi e Berlino non corrisponde altrettanto allarme nelle altre capitali, a partire da Roma» la premessa di Angela Mauro, sull’HuffPost. Noi aggiungiamo che tutto torna da dove eravamo partiti. Quello di una America comunque sempre più sovranista -Trump o meno- isolazionista e arraffa tutto, per ritardare il più possibile il sorpasso economico cinese.

Il “triangolo di Weimar”

La Polonia ai confini diretti con la Russia eterna nemica. Donald Tusk prima a Parigi e dopo a Berlino. «Stiamo ricostruendo il triangolo di Weimar», nome di una Weimar che non ha portato molto bene nella storia. La Polonia tornata europea dopo i sovranisti alla Kaczyński, ha una paura strabica: un occhio a Mosca e l’altro a Trump. Il ‘Weimar’ di cui parlano adesso è il cosiddetto ‘triangolo’ di trenta anni fa, pensato contro la minaccia sovietica. Ora è pure peggio, perché -avendo deciso che Mosca è la nemica principale-, scopri di avere le spalle scoperte proprio ad occidente. E stiamo fotografando un presente già quasi ‘remoto’.

Di tutto, di più

«Ci serve una seconda assicurazione sulla vita – insiste in francese- non in sostituzione, non contro la Nato, ma in aggiunta». L’Europa a costruire più carri armati che belle berline, esagera il ministro. Fraseggio da Storia maiuscola: «Passare da una guerra di posizioni a una guerra di soluzioni», e qui esce un po’ di Napoleone. Il ministro degli Esteri polacco, che ha ragionevolmente più paura fra i tre, corre a Washington ad ottenere rassicurazioni. Per quel che Biden può adesso fornire.

Nato europea, comandata e armata da chi?

«Il possibile ritorno di Trump alla Casa Bianca potrebbe innescare un’accelerazione del progetto di difesa europea in una Europa dove non tutti sono d’accordo (l’incognita Orban ma non solo) e molti fanno fatica a immaginare una Ue solida e autonoma dagli Stati Uniti, per giunta in poco tempo. Di fatto, oggi l’iniziativa è solo franco-tedesca e polacca», i dubbi di Angela Mauro. Il rischio valutato dall’Ue è che il miliardario ‘estroso e vivace’ tornato alla Casa Bianca possa dichiarare nuove guerre commerciali all’Unione Europea. Magari per colpire la Cina. Come i dazi su alluminio e acciaio imposti da Trump ma solo alleggeriti poco poco da Biden.

Panico Nato sul fronte spesa e debito

Naturalmente l’allarme è altissimo al quartier generale della Nato a Bruxelles. Tutti a difendere la ‘Istituzione’. E anche carriere dorate. «Trump sbaglia perché gli alleati europei sono impegnati ad aumentare le spese alla difesa. Ma non avviene dalla sera alla mattina», la difesa d’ufficio. Il problema sono i paesi ad alto debito, come l’Italia, che non possono permettersi di spendere di più per la difesa senza appesantire ulteriormente il disavanzo. E nella riforma del Patto di stabilità, le spese militari non figurano come voce che è possibile scorporare dal calcolo del deficit.

Armi e munizioni non solo per Kiev

«Kiev, il primo avamposto della reazione occidentale a Putin che potrebbe cadere in caso di ritiro degli Usa da parte di Trump». Se non cade prima delle presidenziali Usa. Ed ecco che per il cancelliere tedesco, l’Europa deve aumentare la produzione di armamenti in modo massiccio e urgente perché «ora il continente non vive in tempi di pace». Con altre dichiarazioni da brivido: «dobbiamo passare dalla produzione manifatturiera a quella di massa di armamenti». Qualcuno ha dichiarato guerra e non ce ne eravamo accorti? E la tedeschissima Rheinmetall con stabilimento in Sardegna, punta su 200mila proiettili l’anno. E tante altre bombe.

Frenesie quantomeno sospette

Nessuno a dirci che il vero colpo duro dal fronte Usa sarà l’attribuite all’Europa l’enormità di ricostruire qualche pezzo di Ucraina. Per fortuna il governo italiano a guida Meloni tentenna su tutto. Affiliata Usa di recete acquisizione, ma stretta amica personale del super sovranista Orban. Roma una incognita preoccupante per Bruxelles. Ma peggio dicono i numeri.

“Dal 2019 a oggi la spesa militare europea è cresciuta del 25-30%. Per un soggetto politico continentale che nasce su un’ipotesi di pace costruita sulle macerie della seconda guerra mondiale, e che si è a lungo definito «potenza civile», qualcosa di molti brutto sta accadendo”.

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Articolo di Ennio Remondino, dalla redazione di

14 Febbraio 2024