AMERICA A TUTTO “OIL&GAS”: TRIVELLE RECORD NELLA GUERRA ENERGETICA A MOSCA

DI ENNIO REMONDINO

 

Dalla redazione di REMOCONTRO –

America eco-bugiarda. Alla Cop28 l’amministrazione Biden tra gli ecologisti, mentre in patria la produzione da fonti fossili, petrolio, gas e persino carbone, non è mai stata così alta. Sul ‘green’ restano gli annunci, le millantate buone intenzioni e qualche  buon affare. Petrolio Usa a tutto spiano nella guerra energetica per togliere risorse alla Russia. Mai tanto petrolio a gas Usa quanto adesso. Un barile di petrolio su otto è prodotto Usa. L’atmosfera avvelenata può attendere. Forse.

America eso-bugiarda: petrolio e gas da record

«Drill, drill, drill!», che, tradotto del ‘trumpese’, è imperativo del verbo bucare. Trivella e massacra il territorio sotto e poi avvelena l’atmosfera sopra, fin che puoi. «Non c’è uscita pubblica in cui Donald Trump, sentendosi già in piena campagna elettorale, non ripeta come un mantra il suo appoggio alle trivelle». Perforare dove più conviene oggi, che poi faremo affari per risanare. Tristemente, il miliardario a rischio presidenza bis, ha colto lo spirito dell’America di oggi: un Paese che cerca di porsi alla Cop28 come capofila degli ecologisti, ma dove in patria, per far la guerra a petrolio a gas russi, buca come non mai, senza dover aspettare Donald, denuncia un severo Paolo M. Alfieri su Avvenire.

America ecologista ipocrita o imbelle

«Una produzione da record, quella del 2023 negli Usa, nel settore ‘oil&gas’, una produzione che, sottolineano gli analisti, è anche tra le principali cause del consistente calo del prezzo del petrolio sui mercati internazionali», la denuncia da Cop28, lasciata miseramente sotto tono e attenzioni stampa. E non è un caso che i Paesi di ‘Opec+’ (arabi e Russia), abbiano annunciato proprio in questi giorni che i tagli alla produzione di greggio continueranno oltre il primo trimestre 2024. Con una ripresa globale ancora debole e l’incertezza dell’economia cinese -spiegano gli economisti-, provare a ridurre l’offerta è l’unico modo per sostenere i prezzi, ai minimi da cinque mesi.

Guerra del petrolio Usa contro quello russo

Mosca e Opec araba che tagliano l’estrazione per tenere altri i prezzi a pagarsi le diverse guerre di casa, e gli Stati Uniti che perforano a più non posso per ottenere l’effetto contrario, guardando a Kiev ormai alla canna del gas. Ancora quello russo, per non gelare. E la scelta americana passata sotto silenzio, incide sui mercati come un macigno, sottolinea Alfieri. A settembre, greggio a stelle e strisce record di tutti i tempi, con 13,2 milioni di barili al giorno, più di ogni altro Paese al mondo. Mercoledì il prezzo del petrolio texano ‘naturale’ è sceso sotto i 70 dollari al barile per la prima volta da luglio, per la super produzione di ‘shale oil’, il petrolio ricavato dai frammenti di rocce di scisto bituminoso, con danni ambientali futuri tutti ancora da scoprire.

Un barile di petrolio su otto è Usa

Un barile di petrolio su otto, nel mondo, è ormai prodotto negli Stati Uniti. Volumi che mettono in serio imbarazzo l’amministrazione Biden, che alla Cop28 di Dubai si è presentata nella veste nobile di ‘salva pianeta’, apparentemente schierata per la progressiva eliminazione delle fonti fossili. Per l’industria petrolifera, insomma, pochi timori in vista, e non dal fronte della superpotenza planetaria. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la produzione Usa di petrolio ha pesato per l’80% nell’espansione dell’offerta di petrolio di quest’anno. La crescita della produzione aumenta in particolare nel Texas e New Mexico, dove si trovano i maggiori campi petroliferi del Nord America.

Tecnologia e trivellazioni record

La produzione di petrolio per ogni trivellazione è aumentata fino a 1.319 barili al giorno: un decennio fa,  era di 183 barili al giorno. Secondo la ‘Pioneer Natural Resources’, la produzione raggiunta oggi è il doppio di quella stimata anche solo un anno fa. E c’è la possibilità che gli Usa possano raggiungere i 15 milioni di barili di greggio al giorno entro cinque anni, e non è certo un passo verso la riduzione delle fonti fossili. Il Financial Times segnala inoltre come le nuove tecnologie stanno consentendo ai trivellatori di continuare a spremere di più dal terreno, basandosi su scoperte come la ‘perforazione orizzontale’ e la ‘fratturazione idraulica’ che hanno scatenato la rivoluzione dello scisto a metà degli anni 2000.

Spremi il terreno e avvelena l’aria

Secondo Eimear Bonner, manager tecnologico di Chevron, la tecnica di estrazione di ‘shale oil’, il petrolio prodotto dai frammenti di rocce di scisto bituminoso, è ancora ‘all’inizio della sua vita’. Si può fare di più e forse, di peggio. «Abbiamo migliorato l’efficienza di perforazione, stiamo venendo a contatto con più giacimenti, stiamo ottenendo più dati che ci stanno aiutando a prendere decisioni migliori e i nostri primi progetti pilota tecnologici ci stanno dimostrando che si può fare di più». E poi proviamo dire ‘basta ai fossili’. «Non proprio ottime notizie per chi spinge verso un maggiore produzione di energia da fonti rinnovabili», sottolinea amaro Paolo M. Alfieri.

Petrolio a tutto Trump, o dintorni

Dopo l’austerità seguita alla crisi Covid 2020, i big Usa del petrolio tornano ad investire. Pesantemente. Exxon ha deciso di rilevare Pioneer per 60 miliardi di dollari e Chevron ne sta spendendo 53 per acquisire Hess. Scommesse gigantesche su una forte futura domanda di fonti fossili. L’invasione russa in Ucraina, che ha fatto impennare i prezzi dell’energia, ha incentivo maggiori trivellazioni, in una ‘contro guerra energetica’ di marca americana. Patriottismo decisamente utile ad alcune delle forze economiche che pesano sulle scelte politiche dei governi.  Anche la produzione di gas naturale Usa è a un livello record, con 3,5 miliardi di metri cubi a settembre.

Biden ipocrita, ma oltre è peggio

L’aumento di produzione di petrolio e gas aumenta le accuse degli ambientalisti verso l’amministrazione Biden, tacciata di ‘ipocrisia’, segnala il prudente Avvenire. Entrato alla Casa Bianca tra promesse di transizione ecologica, il presidente democratico non ha poi contenuto le maggiori perforazioni, con l’obiettivo di mantenere sotto controllo i prezzi dei carburanti.

“‘Pragmatismo’, lo chiama qualcuno (in particolare i grandi capi di Big Oil). «Il suo è un ambientalismo solo di facciata», rispondono i critici. Quel che è certo è che per la vera transizione green, negli Usa, c’è ancora molto da attendere. E se a gennaio 2025 torna Trump, beh, allora petrolio ed emissioni di CO2 a tutto spiano, fin che mondo resisterà. Non per moltissimo, temiamo”.

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Articolo di Ennio Remondino, dalla redazione di

9 Dicembre 2023