L’AMERICA TAGLI I SOLDI ALL’UCRAINA PER SALVARE IL SUO BILANCIO

DI PIERO ORTECA

REDAZIONE

 

Dalla redazione di  REMOCONTRO 

«Le lotte politiche statunitensi e la retorica della campagna elettorale presidenziale gettano un’ombra sui campi di battaglia ucraini». Titolo senza sconti del Wall Street Journal. Compromesso del Congresso americano, che per approvare le leggi di spesa ed evitare lo ‘shutdown’ ha cancellato gli stanziamenti destinati a Kiev. Per buona memoria degli alleati Nato europei.

Meno guerra in Ucraina

Con un vero e proprio colpo di teatro, infatti, poche ore prima della mezzanotte di sabato (cioè della scadenza inderogabile), Camera e Senato hanno approvato una legge di bilancio ‘provvisoria’, che permetterà al governo federale di andare avanti fino alla metà di novembre. Così i congressisti hanno evitato che chiudessero le agenzie statali ‘non strategiche’ (mandandone a casa i lavoratori) e hanno reso operative misure urgenti di protezione civile, dopo New York alluvionata. Ma, per il resto, quasi tutto quello che veniva considerato prioritario è stato messo da parte. Lo scambio, tacito, contrattato o forse obbligato, tra il GOP e i Liberal, ha riguardato l’inasprimento delle misure anti-immigrazione e i miliardi per l’esercito di Zelenski. Tutte e due le voci sono state fatte sparire dall’elenco dei programmi da finanziare.

La politica delle cose possibili

Biden costretto a far approvare al suo Partito Democratico, sia alla Camera che al Senato, un testo scritto dai Repubblicani. Un ‘act’ che taglia gli aiuti americani all’Ucraina, che lui ha controfirmato, anche se poi, domenica, ha dichiarato che «il sostegno all’Ucraina resta una priorità per l’America». Ma di quale America, e di quanto (in armi e soldi), e per quanto? Di fatto, per cercare di risolvere i problemi politici e finanziari di un’America in frantumi, il Presidente ha dovuto accantonare le possibili ripercussioni della sua scelta. «Ora un numero crescente di politici statunitensi, principalmente repubblicani guidati da Trump – dice il WSJ – critica il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina. Gli aiuti a quel Paese sono stati un punto focale per evitare lo shutdown del governo»

«La prospettiva che Washington si ritiri da un ruolo di leadership sta creando disagio tra gli alleati», l’altra sottolineatura. Insomma, il timbro messo da Biden sotto la legge che almeno per ora affossa taglia gli aiuti all’Ucraina, ha lasciato i partner della coalizione occidentale sconcertati.

Sconcerto sul fronte Occidentale

Tra i primi a reagire, il Ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis, il quale, come tutti i baltici, è terrorizzato dalla prospettiva di un disimpegno Usa. Irritati e sinceramente preoccupanti anche i rappresentanti del governo di Kiev. L’ambasciatrice alla Nato, Natalia Galibarenko, ha detto che il suo Paese sta monitorando gli sviluppi politici a Washington, ma che finora –diplomaticamente- «non nota alcun cambiamento». Certo, in questo mese e mezzo la Casa Bianca cercherà di metterci una pezza, ma non sarà tanto facile allargare i cordoni della borsa. Almeno non nelle dimensioni (fino a 24 miliardi di dollari) che Biden aveva stabilito. Anche perché il Partito Repubblicano è in pieno caos e l’unico che sembra trarne vantaggio, almeno a giudicare i sondaggi che già imperversano, è Donald Trump.

Un difficile momento per Kiev

Politicamente parlando, non è un bel momento per Kiev. Gli americani sono affidabili sempre fino a un certo punto. Dall’Irak all’Afghanistan, quando c’è stato da levare le tende e da piantare in asso gli alleati, dando la precedenza ai loro problemi domestici, sono sempre stati poco ‘riguardosi’ verso gli altri. L’altro ieri, al Senato, i due capigruppo, Chuck Schumer e Mitch McConnell, hanno cercato di indorare la pillola. Sostenendo che «prima della fine dell’anno si farà qualcosa per l’Ucraina». Tuttavia, non hanno detto che i sei miliardi di dollari che avevano inserito nella bozza di legge, predisposta al Senato, sono stati stracciati in un secondo. Dando via libera a una ‘prorogatio’ di bilancio che, per come è stata fatta, sembra quasi ispirata da Trump.

La situazione è talmente malmessa che anche i militari cominciano ad essere seriamente preoccupati. Il colonnello John Nagl (US Army War College) la vede così: «L’Ucraina ora affronta la sua più grande minaccia. Non dalla Russia, ma dalla disfunzione politica di Washington».

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AVEVAMO DETTO

Articolo di Piero Orteca, dalla redazione di

2 Ottobre 2023