IL FIGLIO DI BIDEN CONFESSA ED EVITA IL CARCERE MA IL PADRE RISCHIA LA NUOVA PRESIDENZA

DI PIERO ORTECA

REDAZIONE

 

 

Hunter Biden, il figlio del Presidente, si è dichiarato ‘colpevole’ di alcuni reati per i quali era sospettato e inquisito da anni. Un ‘patteggiamento’ inaspettato. Reati di gravità molto relativa, tra cui evasione fiscale, un po’ di droga e il possesso illegale di una pistola. Piccola notizia che esplode come una bomba sulla campagna per le presidenziali 2024.

Tutte le prime pagine Usa

Il New York Times scrive: «In base a un accordo col Dipartimento di Giustizia, il figlio del Presidente ha accettato la libertà vigilata per aver presentato le tasse in ritardo, e potrà evitare l’accusa di aver mentito sul suo uso di droghe, quando ha acquistato una pistola». Da parte sua, il Wall Street Journal sottolinea che «Hunter Biden ha raggiunto un accordo, per dichiararsi colpevole delle accuse di avere intenzionalmente omesso di pagare le imposte federali sul reddito, scongiurando quello che sarebbe stato un procedimento giudiziario politicamente esplosivo, mentre suo padre si batte per la rielezione». La seconda accusa formalizzata e riconosciuta, quella di avere mentito sull’uso di droghe, acquistando una pistola, in effetti viene minimizzata. Anche se comporterà la libertà vigilata e l’impegno, a vita, a non acquistare più armi. Però, come avvisano gli analisti più esperti e i commentatori politici della stampa americana, la vicenda non sarà certo indolore per tutta la galassia democratica.

Piccoli reati grandi conseguenze

Alle spalle dell’affaire Hunter Biden, c’è un vero e proprio vulcano in ebollizione, con il Partito repubblicano che -Trump pluri inquisito-, cerca la sua vendetta e mira alla testa. Insinuazioni, se non vere e proprie accuse, cominciano a serpeggiare tra i banchi del Congresso. Già al Senato, c’è un pesantissimo dossier-inchiesta, confezionato dalla minoranza repubblicana, che parla dei presunti traffici internazionali di Hunter Biden e delle altrettante presunte protezioni offerte dal padre alla Casa Bianca, quando era il vice di Obama. Materiale esplosivo che è meglio far maneggiare agli esperti ‘artificieri’ del New York Times. Ecco cosa dice il prestigioso giornale liberal: «Nessuno mette in dubbio che il signor Biden abbia avuto problemi personali significativi, perseguendo un percorso professionale che si è intersecato con quello di suo padre, in modi che hanno sollevato questioni etiche».

“Ucraina connection”

E su una presunta Ucraina-connection, sempre Nyt aggiunge: «Dopo che suo padre è diventato Vicepresidente, Hunter ha instaurato relazioni con ricchi stranieri, che hanno portato milioni di dollari, facendo emergere preoccupazioni all’interno dell’Amministrazione Obama e tra i gruppi di controllo del governo. In Ucraina, Hunter Biden sedeva nel consiglio di Burisma (la holding dell’energia n.d.r.), guidato da un oligarca che all’epoca era indagato per corruzione. È stato pagato decine di migliaia di dollari al mese, per quella posizione, che ricopriva mentre suo padre era Vicepresidente ed era incaricato di sovrintendere alla politica ucraina condotta dall’America». Troppe informazioni scottanti note che forse aspettavano solo l’occasione per esplodere.

L’Ucraina brucia, si salvi chi può

“L’Ucraina brucia, a tutti. E tutti vogliono sapere se ci sono delle ‘zone d’ombra’ Usa nel percorso della crisi che ha portato all’invasione da parte della Russia. È un dibattito che si è infiammato ulteriormente, dopo le ondivaghe prese di posizione della Casa Bianca sulla guerra che si sta combattendo in Europa. Misteri? Magari ci saranno anche dei misteri, che un giorno scopriremo. Per ora, tornando ai fatti concreti, fanno pensare le dure prese di posizione di giornali progressisti, come il New York Times o il Washington Post. Che non fanno sconti, alla famiglia Biden”.

Tormento elettorale Dem e guerra GOP

Addirittura, il Nyt si spinge fino a ricordare un articolo pubblicato il 20 aprile scorso, sulla denuncia di un alto dirigente dell’IRS (Internal Revenue Office), in pratica l’Ufficio delle entrate. Con una lettera, indirizzata al Congresso, venivano segnalati abusi e pressioni politiche per il ‘trattamento’ di un dossier particolare, riguardante ‘un personaggio importante’. Non veniva fatto ufficialmente il nome, ma il New York Times scrive che i repubblicani sapevano essere quello di Hunter Biden, e che stavano istituendo l’ennesima commissione d’inchiesta. Insomma, non finisce qui, perché d’ora in poi il campo di battaglia si sposterà dalle aule giudiziarie al Congresso. Principalmente alla Camera, dove il GOP ha la maggioranza e sogna di mettere sotto inchiesta anche il Ministro della Giustizia, Merrick Garland. Operativamente, in questa fase non succederebbe niente. Ma se i repubblicani nel 2024 dovessero riprendere la Casa Bianca, allora, probabilmente, vedremmo una vera e propria resa dei conti.

Il gran pasticcio politico americano

Insomma, un guazzabuglio, dove qualcuno, anche dentro lo stesso Partito democratico, comincia a stancarsi. I sondaggi sono impietosi e le ultime turbolenze giudiziarie, ‘martirizzando’ Trump, lo hanno promosso quasi di sicuro a sfidante repubblicano, per le Presidenziali. Mentre i ‘polls’ di Joe Biden avvizziscono. Sia Rasmussen che Harvard-Harris -due dei principali e credibili istituti di sondaggi e analisi-, dicono che, se si votasse domani, Trump vincerebbe con ben sei punti di distacco. Troppi.

“Certo, fa pensare (e molto) se anche il più progressista dei giornali progressisti, il Washington Post, nell’edizione di ieri si chiedeva, con Perry Bacon Jr. : «Biden non dovrebbe essere impopolare come Trump. Ma invece lo è. Come mai?» «Mala tempora currunt, sed peiora parantur» avrebbero detto i latini. È vero che c’è maltempo, ma il peggio, forse, deve ancora arrivare”.

 

Articolo di Piero Orteca, dalla redazione di

21 Giugno 2023