Le sorprese delle europee che stanno per piombarci addosso

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Rem – dalla redazione di REMOCONTRO –

Tutti noi ancora a fare i conti di quanto il partito Tizio ha guadagnato o perso rispetto alla formazione Caio che ci è più antipatica tra le altre, mentre le segreterie dei Partiti veri quei conti li hanno già fatti e ora devono vedere come incassare la fedeltà dei neo Euronorevoli, e di come difendersi da quelli trombati e finiti di colpo in un pensionamento comunque niente male, fosse anche per una sola eurolegislatura.

E poi la partita politica in casa che si riapre, con i nuovi numeri di consensi emersi dallo svogliato barometro elettorale europeo da misurare in casa.

Cinque segnali chiari per casa

Prima osservazione politica, facile e incontestabile sui numeri destinati a impattare l’assetto politico italiano, dal quotidiano cattolico Avvenire, che la politica la osserva con sguardo ‘dall’alto’, e una sana diffidenza. Nuovi equilibri sia nella maggioranza (con il consolidamento dell’egemonia di Fdi e il sorpasso di Fi sulla Lega), sia nell’opposizione, (Pd principale antagonista del governo a scapito del M5s), e l’exploit dell’Alleanza Verdi-Sinistra. Evidente e indiscutibile, la ‘debacle’ -definizione pesante-, dell’ex Terzo polo, da Renzi a Calenda e altre velleità post televisive di ritorno.

Meloni-Schlein: la polarizzazione dello scontro

Vince la polarizzazione tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein che ha premiato con un balzo in avanti sia Fdi che il Pd. Il Partito della premier sfiora il 29% migliorando i risultati delle scorse elezioni politiche, mentre il Pd porta a casa un più che soddisfacente 24%, confermando la posizione dominante tra le forze d’opposizione e consacrando la segretaria dem come indiscussa ‘anti-premier’. «Una doppia vittoria tutta la femminile, molto probabilmente destinata a dominare la scena politica da qui a fine legislatura», l’analisi diffusa.

Fi supera la Lega, e caso Vannacci

Il partito guidato da Antonio Tajani vede sfumare l’obiettivo del 10% fissato in campagna elettorale, ma il sorpasso sulla Lega consente al ministro degli Esteri di esibire il risultato come una vittoria, e mette in crisi il segretario della Lega. Matteo Salvini dovrà presto far i conti con una impaurita e molto arrabbiata base stufa di perdere in una forsennata ma pasticciata rincorsa di proclami a destra, con rimpianti per Pontida rispetto al ponte sullo Stretto. Lui prova a vantare la ‘performance’ di Roberto Vannacci, che prende oltre 500mila preferenze, ma non quelle del Nord Est. Lui e Salvini, fidanzamento politico ad alto rischio.

L’Exploit di Verdi e Sinistra

Oltre le aspettative il risultato del tandem Verdi-Sinistra Italiana (6,7%), che ha sfidato la sorte giocandosi tutto con candidati bandiera come Mimmo Lucano e Ilaria Salis. Alto coefficiente di rischio che consegna un successo insperato e mette la compagine di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni in una nuova, e più che agevole posizione nella coalizione di centrosinistra. Posizioni di sinistra anche verso il Pd, rispetto alla passate (ma non troppo) posizioni sulla questione Israele-Palestina e Ucraina-Nato e armamenti.

Il crollo del M5s

«Tra i pentastellati si aspettava la pioggia (come di consueto alle elezioni europee), ma è arrivato il diluvio», si esprime con delicatezza Riccardo Maccioni, invece di scrivere di bastonata. Non aver raggiunto la soglia del 10% (con quasi 2 milioni di voti in meno rispetto alle politiche), costringerà Giuseppe Conte a un ripensamento della strategia in campagna elettorale, tutta improntata a uno smarcamento dal Pd. Il tentativo di insinuarsi nella lotta tra le ‘due signore’ della politica italiana non è riuscito e da qui in avanti sarà forse necessario aggiustare il tiro in direzione di un dialogo più costruttivo con gli alleati di coalizione.

La debacle dell’ex Terzo polo

La sconfitta dell’ex Terzo polo è senza appello. Una debacle che vale per entrambe le anime del centrismo riformista che resta fuori dal Parlamento europeo. Più duro il risultato di ‘Stati uniti d’Europa’, che poteva contare sulla somma di due partiti già consolidati: Italia viva di Matteo Renzi e PiùEuropa di Emma Bonino. Ma anche per Carlo Calenda lo scenario è piuttosto cupo, avendo scelto in extremis di spendere il proprio nome per la corsa elettorale, ma sbagliando ancora una volta i conti. Resta la magra consolazione di aver raggiunto da solo un risultato non troppo distante da quello ottenuto dall’ex alleato Renzi, ma è partita tra perdenti di cui i due personaggi dovranno prima o poi prendere atto.

Una vittoria nel deserto per Giorgia Meloni

Interessante come sempre la riflessione di Pierre Haski, France Inter, su Internazionale. Primo dato di fatto, le due principali formazioni politiche del parlamento restano il Partito popolare europeo (Ppe, centrodestra, di cui fanno parte la Cdu e I repubblicani francesi) e i socialdemocratici, il cui numero di seggi non è cambiato molto. Solo il gruppo liberale, dominato dal partito di Macron, ha fatto registrare un forte calo. L’illusione ottica -avverte Haski-, sta nel fatto che questo equilibrio non rappresenta il peso reale dell’estrema destra, che fa parte delle coalizioni di diversi governi e può modificare i rapporti di forze all’interno del Consiglio europeo, l’istituzione in cui si prendono le decisioni più importanti.

Da subito, accordi e spartizioni

“Nel corso di questa stessa settimana dovrebbero già partire le trattative per i cosiddetti ‘top jobs’, gli incarichi chiave dell’Unione europea (presidenze della Commissione, del Consiglio e del parlamento). Il 17 giugno il primo vertice dell’Unione dovrebbe dare il tono a questo processo, mentre le decisioni dovrebbero arrivare alla fine del mese, il 27 e il 28 giugno.”

Quanta destra e fra chi e chi?

La presidente della Commissione in carica, Ursula von der Leyen, ha fatto capire di voler cambiare l’equilibrio europeo, suggerendo la possibilità di un’alleanza con Giorgia Meloni. Non è detto che  questa strada sia percorribile, almeno da subito, ma anche se la maggioranza uscente composta da conservatori e socialdemocratici dovesse essere riconfermata (l’ipotesi più plausibile), il peso dei governi guidati o sostenuti dall’estrema destra complicherà l’avanzamento dell’Europa. E bisognerà capire cosa succederà alle imminenti elezioni francesi.

Una sola destra alla destra del PPE sempre più di destra?

Il grande punto di domanda nel nuovo Parlamento Europeo resta, ora, se si formerà un gruppo parlamentare unico alla destra del Ppe, che potrebbe provare a sbilanciare a posteriori gli equilibri. E rispetto a essa come si collocherà Giorgia Meloni che, da premier già in carica, come da lei fatto notare più volte nei mesi scorsi, dovrà per forza di cose mantenere aperto un canale di dialogo con la maggioranza europeista?

Le guerre imbarazzo per Meloni

Un’ultima considerazione di Haski riguarda le guerre in corso motivo d’imbarazzo per Meloni: la linea filo-atlantista e pro-Ucraina della premier italiana rappresenta un’eccezione in un panorama di destre europee (e dei cittadini che le hanno votate, specie in Francia dove hanno bocciato nettamente il profilo bellicista di Macron) che, nella loro avanzata, hanno una posizione diversa dalla sua sulla questione bellica. Una posizione che, sarà poi influenzata anche dall’esito delle presidenziali americane, di cui, anche le sinistre e i centristi, dovranno in qualche modo tenere conto nel prossimo futuro.

I peggiori eletti da chi non vota

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha pubblicato un breve commento su Twitter: «I cattivi politici sono eletti dai cittadini che restano a casa». Una dichiarazione che merita una riflessione, considerando che metà degli elettori europei ha scelto di astenersi.

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Articolo a firma Rem, dalla redazione di

10 Giugno 2024