Guerra in Israele: il dibattito sul genocidio dei palestinesi

DI GIOACCHINO MUSUMECI

Gioacchino Musumeci

 

La Senatrice a Vita Liliana Segre ha dichiarato durante il convegno “L’aumento e il cambiamento dell’antisemitismo dopo il 7 ottobre” che non si dovrebbe usare il termine genocidio nell’ambito delle azioni militari israeliane contro i palestinesi. La senatrice sostiene che si tratta di una parola “spaventosa” che rende qualsiasi confronto una bestemmia.
“Mi chiedo – ha affermato la Segre – dove trovo le parole per giustificare in qualunque modo cosa si possa fare oggi quando la gioventù ignorante della storia, perché sono veramente pochi quelli che la studiano, va nelle università a gridare?”
Credo che il tema sollevato meriti un’attenta riflessione.
La Segre ha vissuto la deportazione sulla sua pelle e dunque ha ragione nell’attribuire al termine “genocidio” connotati spaventosi. Ma le azioni perpetrate dal governo israeliano non possono essere misurate col metro del genocidio degli ebrei durante il secondo conflitto mondiale perché non esiste una sola tipologia di genocidio. Se il perimetro del genocidio fosse nell’olocausto, finché non vedremo lager, deportazioni e milioni di morti nessuno potrebbe essere accusato di genocidio, men che meno Israele.
Col massimo rispetto per la Senatrice, oltre dover studiare la storia potremmo suggerire ai giovani di chiedersi chi abbia scritto la benedetta storia, e prima ancora perché la storia sia andata proprio nel modo in cui è descritta. Il genocidio dei palestinesi non è stato evocato dai ragazzi ignoranti ma da governi di paesi che intravvedono da parte del governo israeliano la legittimazione di azioni assimilabili alla definizione di genocidio. Penso non sia un problema di studio della storia né di antisemitismo.
Il problema principale è quindi offrire ai giovani una definizione corretta di genocidio e le sue tipologie. E nel 1948 le Nazioni Unite ne hanno elaborato una sintesi chiara e oggetto di costanti approfondimenti.
Secondo l’art II della convenzione redatta dalle Nazioni Unite sul genocidio, questo si rappresenta in ciascuna azione commessa intenzionalmente per distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale etnico, o religioso. La definizione comprendeva anche l’accezione “razziale” ma oggi il concetto di razza è superato.
Le azioni che concorrono al genocidio consistono nell’ uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; adozione di misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo a un altro”.
Secondo quanto si legge nell’ Enciclopedia delle scienze sociali Treccani gli studiosi che hanno affrontato il tema del genocidio condividono la definizione il cui limite sarebbe stato non specificare deliberatamente quali gruppi politici possano subire genocidio e taluni hanno esteso il concetto ad libitum dando luogo a confusione. Perciò si è pensato di ridurre la portata del concetto sui gruppi da considerare: “è genocidio la distruzione fisica diretta o indiretta, compiuta attraverso azioni deliberate e protratte nel tempo, di un gruppo etnico, razziale o nazionale, a prescindere dalla sua eventuale resa.”
Indipendentemente dalle prove che giudicherà la CPI non è difficile intravvedere nell’atteggiamento dell’attuale governo israeliano elementi che potrebbero ricondurre alla definizione di genocidio. La distruzione deliberata e indiretta del gruppo etnico potrebbe esistere per esempio nella misura in cui i palestinesi sono ridotti alla fame perché i convogli umanitari non raggiungono i profughi dato che le vie d’accesso sono bloccate. Oppure quando civili israeliani, spalleggiati dall’esercito regolare distruggono deliberatamente gli aiuti umanitari.
Oppure quando i coloni, autorizzati dal governo contro ogni dettame di giurisprudenza internazionale, spazzano via risorse e storia dei palestinesi in Cis Giordania o Gerusalemme Est. Un fatto molto rilevante che vorrei ricordare è che mentre la Palestina riconosce la giurisdizione della CPI, Israele se ne guarda bene come del resto fanno Usa, Ucraina e Russia.
Stante ciò difficilmente ci si difende dall’accusa di genocidio sostenendo, come Netanyahu, che sia indegna perché gli Ebrei sono stati vittime di genocidio nell’olocausto, non c’entra nulla e sembra l’ennesima pretesa di impunità. Ancora non si dovrebbe dire di non usare il termine genocidio circoscrivendolo ai fatti raccapriccianti dell’Olocausto perché il recinto è stato ampiamente superato da tempo.
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Gioacchino Musumeci