Speranza e realtà

DI CLAUDIO KHALED SER

 

La richiesta del Pubblico Ministero alla Corte Penale Internazionale di arrestare i capi “nazisti” ebrei, é solo un primo, significativo, passo avanti nella condanna, totale, della politica dello stato ebraico.
Ridicola e fuori luogo la stessa richiesta per i leader di HAMAS, colpevoli di combattere il “nazismo” ebraico.
Un colpo alla botte ed uno al cerchio.
Un altro esempio dell’ipocrisia politica che vuol mettere sullo stesso piano assassini e vittime.
Ma come si dice dalle mie parti, “piuttosto che niente é meglio piuttosto”.
E in quel “piuttosto” c’é, per la prima volta, la condanna di Israele e dei suoi aguzzini.
Il soffitto di cristallo si é spezzato.
Certo siamo ancora molto lontani dalla condanna “in toto” di Israele e dalla richiesta di rivedere quei famigerati accordi che l’hanno portato ad esistere, ma oggi, l’ondata anti-israeliana che soffia nel mondo, potrebbe portare a decisioni più legate alla speranza che alla realtà.
E la speranza chiede che la tribù ebrea venga rimessa nel perimetro che gli era stato assegnato nel 47′.
Sempre la speranza invoca la definitiva consacrazione dello Stato Palestinese con Gerusalemme capitale.
Ed infine che ogni tentativo degli ebrei di sconfinare sia punito senza nessuna indecisione.
Ma tra questa speranza e l’attuale realtà, c’é di mezzo non un mare ma un oceano.
Pero’ la prima barca, quella dell’Aja, é partita e le onde dell’antisionismo nel mondo, sono altissime.
Riusciranno gli ebrei a nuotare?
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Claudio Khaled Ser