DA GAZA A SAN’A: MEZZO MONDO CONTRO L’OCCIDENTE ARMATO A “DOPPIO STANDARD”

DI ENNIO REMONDINO

 

Dalla redazione di REMOCONTRO –

Al tribunale internazionale dell’Aja il Sudafrica si fa portavoce del sud del mondo per ‘un diritto globale non più solo bianco’ e molti, negli Stati Uniti e in Europa non lo hanno ancora capito. O fanno finta. In Yemen i missili americani contro le basi Houthi alzano il livello della crisi mediorientale. Coalizione occidentale a guida statunitense e britannica ufficialmente per la libera navigazione in quei mari strategici. Di fatto una guerra contro lo Yemen filo iraniano a sostegno di Israele, e non tanto -o non solo, per essere buoni-, per la libertà di commercio. Accuse diffuse di doppiopesismo occidentale: ‘doppio standard’ detto all’americana.

Guerre allargate a convenienza

Tutti e denunciare il pericolo che la guerra a Gaza di allarghi. Ma poi, nei fatti…  Molti, quasi tutti, nel sud del mondo, considerano l’intervento occidentale «contro il governo yemenita», che noi ci ostiniamo a chiamare «i ribelli Houthi», non tanto come difesa del libero commercio, ma come la scelta delle grandi potenze bianche di passare dal loro sostegno in armi e soldi e veti Onu a Israele, a con un coinvolgimento diretto nella guerra verso l’Iran. Diplomazia e percezione politica inadeguate, con problemi in casa araba filo occidentale, Sauditi in testa, a fare i conti con un’opinione pubblica interna largamente filopalestinese che condanna gli interventi angloamericani nel Mar Rosso. Ed ecco che guerra si è già allargata.

Campo di battaglia legale ultima scappatoia

Perché il Sudafrica e non altri contro Israele. «È stato il devastante j’accuse del secolo, la voce della decolonizzazione. Due ore di fatti e prove davanti alla Corte di Giustizia internazionale, dopo le quali non esiste più la scusa del ‘non sapevamo’. È caduta a pezzi la facciata di moralità e rettitudine che Israele e Stati uniti rivendicano; è stata fatta la Storia, indipendentemente da cosa poi decideranno i giudici, e da a cosa si piegheranno». Così Priyamvada Gopal (studi postcoloniali, Cambridge) ha commentato l’arringa sudafricana contro l’azione di Israele a Gaza.

“Conferma di quanto sopra, le grandi catene televisive che non hanno trasmesso la diretta all’accusa, hanno poi mandato in livestream la risposta degli avvocati di Israele, annota Francesco Strazzari, professore ordinario di relazioni internazionali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sul Manifesto”.

I personaggi legali in campo

A rappresentare il Sudafrica, un’avvocata irlandese, Blinne Ní Ghrálaigh, che ha difeso le famiglie delle vittime del Bloody Sunday nordirlandese e ha descritto Gaza «il primo genocidio nella Storia in cui le vittime trasmettono la loro stessa distruzione, nella speranza che il mondo possa fare qualcosa». La difesa di Israele è guidata da un avvocato britannico, Malcolm Shaw già davanti alla Corte in difesa di Serbia, Emirati arabi e Camerun. Prima di lui il ministro degli esteri israeliano aveva definito il Sudafrica «il braccio legale dei terroristi di Hamas».

Corte internazionale e appartenenze

Nelle prossime settimane sapremo non del genocidio, per il giudizio potrebbero servire anni, ma sull’ingiunzione a limitare l’azione di Israele. Un cessate il fuoco per non continuare a perpetrare, se non il genocidio, il massacro in corso arrivato ieri alle 24 mila vittime. Ma una analisi maliziosa sulla Corte giudicante, non rassicura. 15 giudici di nomina nazionale, con un seggio fisso per i 5 Paesi permanenti nel Consiglio di Sicurezza. Usa e Regno Unito apertamente schierati, mentre Cina e Russia hanno conti aperti su ipotesi di genocidio nello Xinjiang contro gli uiguri e in Ucraina. Francia più difficile da prevedere assieme all’India di Modi, e il voto giamaicano e giapponese, dicono gli esperti. Germania, Australia e Uganda, dichiaratamente allineate con Israele. Mentre i giudici nominati da Brasile, Marocco, Somalia, Libano probabilmente voteranno per la plausibilità del caso di genocidio.

Lettura post coloniale dei fatti

«La lettura postcoloniale, che vede nel processo dell’Aia la sfida alle gerarchie internazionali, non fa mistero del peso che attribuisce alle identità, spesso operando riduzioni problematiche. Saremmo semplicemente davanti a una maggioranza nera africana, uscita da un regime bianco di apartheid, che difende i palestinesi ‘scuri’ nella sfida alla supremazia bianca globale, incarnata in primis da Usa e Israele». Distorsivo rappresentare Israele come ‘bianco’, ma il problema del colonialismo di insediamento esiste da sempre ed è attualmente apertamente organizzato e protetto dal governo.

Gaza senza tregua e senza pietà

«A Gaza si continua a combattere, nei mari e nei cieli a migliaia di chilometri di distanza si spara e si risponde, all’Aja si valuta se la rappresaglia di Israele corrisponda alla definizione legale del genocidio, mentre nel mondo crescono gli episodi di antisemitismo e salgono le tensioni nelle opinioni pubbliche musulmane, con un oscuramento mediatico e pratico della guerra in Ucraina e un imbaldanzirsi delle autocrazie» denuncia Andrea Lavazza su Avvenire, ricordando che a Gaza ha trovato la morte finora l’1% della popolazione, più di 23mila persone (da oggi 24mila) di cui 10mila bambini. «Come se in Italia fosse scomparsa l’intera città di Palermo».

Mille con il Sudafrica. Europa in ordine sparso

Più di mille organizzazioni, partiti, sindacati e movimenti in tutto il mondo hanno applaudito al Sudafrica. L’azione all’Aja del governo sudafricano è stata appoggiata dai 57 paesi dell’Organizzazione di Cooperazione islamica, da Bolivia, Malaysia, Maldive, Namibia e Pakistan.

“Europa in ordine sparso, 27 dell’Unione compresi. Il gruppo dei pro-Israele guidato da Berlino, e azione diplomatica di segno opposto di Spagna e Belgio. Posizione dell’Italia sulla questione, ‘non pervenuta’, come alcune temperature radiofoniche di un tempo”.

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Articolo di Ennio Remondino, dalla redazione di

16 Gennaio 2024