QUELLI CHE IL CALCIO

DI MARINO BARTOLETTI

 

Quelli che il calcio” oggi compirebbe trent’anni.

La prima puntata andò in onda alle 14,25 del 26 settembre 1993, su Rai 3, dallo studio TV3 della sede Rai di Corso Sempione a Milano. La Serie A era già alla sua sesta giornata perché, dopo un’estate tormentata, non eravamo riusciti a partite prima (lo scudetto lo avrebbe vinto il Milan). Ma da allora, al contrario di qualche nostro successore, saremmo stati sempre regolarmente in onda sin dall’inizio del campionato: agosto compreso!
Per farmi un regalo (anche se la nostalgia ha creato qualche inevitabile turbamento) ho aperto dopo moltissimi anni il cassetto dei ricordi. E visto che tanti parlano di questa trasmissione solo per sentito dire o addirittura a vanvera (compreso il solito saccente e malmostoso critico televisivo che addirittura la “bocciò” in maniera sprezzante prima ancora che nascesse), questi ricordi ho deciso di condividerli con chi mi segue in pace e con affetto.
Fra scartoffie, fotografie, lettere, VHS, souvenir e auguri sono due gli “oggetti” veramente rilevanti: quello che oggi si chiamerebbe “abstract” e cioè il progetto originale che presentai ad Angelo Guglielmi direttore di Rai 3, del quale un dettaglio mi ha colpito moltissimo e chi mi conosce può immaginare perché: è datato 30 gennaio 1993; e poi la videocassetta con la prima puntata integrale.
L’abstract è quasi inquietante nei suoi risvolti “profetici” (compreso l’identikit di alcuni personaggi che non sapevo… esistessero davvero) e nella descrizione di quello che sarebbe stato il “mood” del programma.
La prima puntata – pur nella sua sperimentale e quasi timida “povertà” rispetto ai fasti di molte delle quasi 300 successive – contiene già tutti i germi che alla fine avrebbero fatto di “Quelli che” una trasmissione storica. Inizia con le luci basse, con un breve dialogo tra me e Fabio, di fianco all’immagine del maxi schermo coi radiocronisti di “Tutto il calcio minuto per minuto”: e poi esplode immediatamente in quello che sarebbe stato un clima televisivo credo mai più ripetuto.
C’è già Everardo Dalla Noce – da Genova per Sampdoria-Parma, partita d’alta classifica – ​ con la sua aria deliziosamente smarrita;
c’è l’esordio di Idris, prima misurato e poi già esplosivo nella sua spontaneità;
c’è un Carlo Sassi con tutta la sua sempre mimetizzata simpatia;
c’è padre Alvaro tifoso dell’Atalanta che si azzuffa – lui domenicano – col cappuccino fra’ Sebastiano.
C’è Lamberto Boranga, medico e portiere: polemico e ciarliero;
c’è il grande arbitro Alberto Michelotti, storico appassionato di Giuseppe Verdi (in vena di aneddoti e sorrisi).
C’è Roberto Vecchioni che sarebbe venuto a tutte le prime puntate delle nostre otto edizioni.
Ci sono già i primi genitori e le prime mogli;
c’è Enzo Bearzot in collegamento che festeggia – divertitissimo – il suo 66mo compleanno e si emoziona parlando del nipotino Rodolfo che avrebbe compiuto gli anni due giorni dopo.
C’è Pietro Galeotti che racconta la partita “Artisti contro Frati”.
C’è – mastodontica e già inconfondibile! -​ la regia di Paolo Beldì.
C’è già, ovviamente, la sigla di Jannacci.
C’è, a mio parere, il miglior Fabio Fazio della sua ormai quarantennale e pur straordinaria storia televisiva!
A rivedere quella puntata ho riso (parecchio) e mi sono commosso (un po’), pensando a quel 30 gennaio di otto mesi prima. Che ha fatto la fortuna di tanti: anche di quelli che non hanno mai detto “grazie”!
Ma valeva la pena: e va bene così!