ROMANIA NELLA GUERRA IN UCRAINA, A RISCHIO DI PERDERE DUE VOLTE

DI ENNIO REMONDINO

 

 

Il conflitto in Ucraina ha rilanciato le attenzioni di Bucarest su due questioni da sempre aperte col vicino: la protezione dei rumenofoni della Bucovina spartita e metà con Kiev, e la creazione di uno Stato cuscinetto integrato nella Nato/Ue tra Bucarest e Mosca. Gli screzi con l’Ucraina attorno al canale di Bystroe. E il problema Moldova.

Romania e la guerra d’ucraina

«Prima dell’invasione russa, nessun vicino della Romania era più ignorato dai politici e dall’opinione pubblica romena di quanto non fosse l’Ucraina. Il paese con cui la Romania vanta il confine più lungo tra gli Stati della Nato (650 chilometri) era un soggetto praticamente inesistente. La gente non vi si recava, gli scambi commerciali erano e sono tuttora ridotti».

Prima Nato verso Est 1997

Severo Dan Dungaciu su Limes. Il problema Ucraina era emerso durante il processo di adesione della Romania alla Nato, Madrid 1997, e prima espansione verso est dell’Alleanza Atlantica. Con Bucarest costretta a un ‘accordo di conciliazione’ con Kiev. Relazioni di buon vicinato con l’Ucraina ma senza esagerare, dovendo ancora negoziare sui confini di Stato (valichi di frontiera), su piattaforma continentale e zone economiche esclusive nel Mar Nero. Dal 2009 la Romania ha vinto il processo dell’Aia sulla delimitazione della piattaforma continentale tra i due Stati. Dopo di che, solo silenzio.

Ucraini e “popoli minoritari”

Limes si concentra sulla percezione che gli ucraini hanno di diversi gruppi minoritari, in particolare i romeni. L’International Institute of Sociology, a Kyiv tra il 1994 e il 2005, sino cosiddetta ‘rivoluzione arancione’. L’indice di tolleranza (indice di xenofobia) della popolazione dell’Ucraina nei confronti di diversi gruppi etnici o linguistici. ‘Scala Bogardus’, in base alla cosiddetta distanza sociale: famiglia, amico, vicino di casa, collega, residente in Ucraina, visitatore, individuo che non dovrebbe essere ammesso nel paese.

Indice di intolleranza

L’indice di intolleranza verso la comunità romena è stato per molto tempo tra i più alti, superato solo dalla popolazione ‘di colore’ (neri) e dalla popolazione rom (zingari). Solo nel 2004 l’insofferenza verso la popolazione romena viene superata dalla suscettibilità verso la popolazione occidentale (francesi, tedeschi, americani). Paradossalmente proprio durante la rivoluzione arancione dichiaratamente filo-occidentale.

Minaccia Romania vista da Kiev

Dopo il 1992, la Romania figurava costantemente tra le minacce alla sicurezza nazionale nel documento sulla Strategia di sicurezza dell’Ucraina. Memoria di Bucarest sull’ingiustizia storica subita con il patto Molotov-Ribbentrop del 1939, che ha consegnato alcuni territori della ‘România Mare’ (Grande Romania) all’Unione Sovietica. In particolare la Bucovina settentrionale e la città di Černivci/Cernăuți, che oggi si trovano in Ucraina.

Quanti i romeni in Ucraina?

Ufficialmente, secondo l’ultimo censimento della popolazione in Ucraina del 2001 (sic!), i romeni costituiscono il terzo gruppo etnico dopo ucraini e russi.  409.608 persone, lo 0,85% della popolazione. Di questi, 258.619 (0,53%) sono dichiarati ‘moldavi’, mentre 150.989 (0,32%) vengono elencati come ‘romeni’.

Tre questione irrisolte

Romano o Moldavo? Con l’Unione Sovietica, tutti i romeni che un tempo facevano parte dell’impero zarista furono chiamati ‘moldavi’, mentre quelli che facevano parte dell’impero asburgico furono chiamati ‘romeni’. La distinzione è perpetuata da Kiev dopo l’indipendenza per ragioni strategiche. Messe assieme, le due minoranze, occuperebbero il secondo posto dopo la minoranza russa. Con la possibilità di diritti più significativi e vantaggi politici. Ma separati, moldavi e romeni sono al quinto e all’ottavo posto tra le minoranze dell’Ucraina.

“Popolazione nativa”

“Secondo meccanismo, la negazione dello status di «popolazione nativa» (autoctona) per la popolazione romena in Ucraina, qual è indiscutibilmente. L’articolo 11 della Costituzione dell’Ucraina convalida questa distinzione, citando popolazioni indigene e minoranze nazionali”.

Legge sull’educazione 2017

Legge sull’educazione e sull’uso scolastico, praticamente vietato, delle lingue diverse dall’ucraino. Legge voluta dal presidente Porošenko, ma attuata dall’amministrazione Zelens’kyj. Le autorità di Bucarest contestano il provvedimento per la violazione delle norme europee in materia di minoranze etniche. Non esiste nemmeno una chiesa romena registrata come tale, che faciliterebbe il mantenimento delle tradizioni culturali, religiose e identitarie delle diverse centinaia di migliaia di romeni/moldavi.

Romania, Ungheria e minoranze

«Nonostante queste molte realtà sfavorevoli, l’atteggiamento della Romania nei confronti dell’Ucraina è diverso da quello dell’Ungheria», sottolinea Dan Dungaciu. Bucarest ha scelto di non interferire col dossier della minoranza romena mentre l’Ucraina è in collisione con la Russia. Una posizione nettamente diversa da quella dell’Ungheria, che condiziona qualsiasi avvicinamento dell’Ucraina alla Nato e all’Ue al rispetto dei diritti della minoranza magiara della Transcarpazia.

Ucraina male minore

La minaccia più grande era ed è considerata la Russia. Di qui sacrificio della minoranza romena nel paese vicino, che diventa ‘vittima collaterale’ della guerra in corso. Dal 2014, Kiev limita i diritti della minoranza russa/russofona, ma in tal modo colpisce anche la minoranza romena. Una comunità che sente acutamente l’abbandono dello Stato romeno: Bucarest non la difende e non si impegna a tutelare i suoi diritti.

La popolazione di Romania?

“Subito dopo l’invasione russa, la simpatia per il rifugiato ucraino è stata notevole e le prime iniziative di mobilitazione per accogliere gli sfollati sono state di natura privata. Ma l’opinione pubblica in Romania è molto più sfumata dal punto di vista politico strategico”.

Barometro sicurezza

Barometro per la sicurezza della Romania di Larics e Ispri 2022. La maggior parte dei romeni ritiene che la guerra sia iniziata a causa della Russia (52% degli interpellati), solo il 4,8% a causa dell’Ucraina. Tuttavia il cosiddetto ‘campo della pace’ prevale sul ‘campo della giustizia’: il 70% della popolazione ritiene che il conflitto armato debba essere fermato anche con concessioni territoriali da parte dell’Ucraina, mentre solo il 28% ritiene che debba continuare fino alla sconfitta finale della Russia.

Canale di Bystroe/Bâstroe

Nel 2004, l’Ucraina ha inaugurato il canale di Bystroe/Bâstroe, 10 chilometri per facilitare la navigazione sul braccio di Chilia verso i porti ucraini del delta del Danubio. La parte romena non era stata informata e consultata in anticipo dalla controparte ucraina come richiesto dai regolamenti internazionali. La cosa ha costretto le autorità rumene a protestare presso la Commissione del Danubio, la Commissione europea e altre organizzazioni internazionali che contestano l’impatto ambientale di questa nuova via navigabile.

Ucraina senza il Mar Nero

Dopo l’invasione russa, l’Ucraina ha perso la possibilità di avvalersi con sicurezza dei porti marittimi sul Mar Nero (Odessa e Mykolaïv/Nikolaev), ed è costretta a utilizzare i suoi porti sul braccio di Chilia. Col progetto  di un «porto mare-fiume a Izmail», garantendo un diretto accesso alle navi marittime al canale di Bystroe. Bucarest già ad agosto 2022 protesta: teme danni alla riserva naturale del delta del Danubio. Ma la risposta di Kiev non è stata accomodante.

Delta del Danubio vittima di guerra

Critiche dell’Accademia Romena e allarme diffuso (dragaggio a una profondità di 8,23 metri per 95 chilometri), con i flussi sui bracci del delta del Danubio inevitabilmente modificati. Peggio, la decisione dell’esecutivo di Kiev di considerare il canale Vylkove-Izmail ‘via d’acqua interna dell’Ucraina’. Ma il ‘braccio di Chilia’ rappresenta il confine accettato tra Romania e Ucraina e, di conseguenza, il corso d’acqua Vylkove-Izmail è corso d’acqua internazionale con status di confine speciale.

Come perdere due volte la guerra in Ucraina

Quale il male peggiore? Il silenzio sul problema dei romeni in Ucraina per una lettura strategica molto Nato. Un’Ucraina filo-occidentale, integrata nell’Unione Europea e possibilmente nella Nato, un ‘cuscinetto’ a mettere fine all’ossessione russa, vecchia di secoli. Ma per Bucarest, il problema non è solo l’attualità, ma la situazione post-bellica dell’Ucraina. Fino a che punto l’Occidente sarà disposto a farsi coinvolgere e a quale livello (‘piano Marshall’, integrazione totale o parziale dell’Ucraina nell’Ue o nella Nato eccetera)?

Dopo guerra pericoloso

La condizione affinché l’Ucraina diventi il ‘cuscinetto’ sognata a Bucarest è che l’Ucraina sconfigga la Russia e preservi la sua indipendenza e la sua integrità territoriale. Qualsiasi altro esito – una ‘pace’ in stile coreano con truppe russe sul terreno significherebbe la sconfitta strategica anche della Romania. Ma è anche la realtà attualmente più probabile. Di qui la vera preoccupazione di Bucarest di perdere entrambe le poste in gioco: il sostegno ai romeni in Ucraina e l’auspicato ‘cuscinetto’ antirusso.

Problema stabilità dell’Ucraina

In caso di cessate-il-fuoco in cui i territori dell’Ucraina rimangano sotto il controllo di Mosca, la situazione al confine con la Romania sarebbe problematica non solo dal punto di vista strategico. Che tipo di vicino sarà l’Ucraina? Quanto stabile? Quanto armato? Come si evolverà socialmente e politicamente? Quale pressione eserciterà sui 750 chilometri di frontiera comune? Quale sarà la legittimità del governo di Kiev e chi garantirà stabilità politica e controllo in un paese dove, dal 2004, ogni dieci anni si sono verificate diverse ‘rivoluzioni colorate’?

L’influenza russa post-bellica

Proseguendo lo stesso scenario, i territori che rimarranno sotto il controllo di Mosca beneficeranno seppur in misura ridotta della protezione della Federazione Russa. Approvvigionamento di cibo, energia e soprattutto sicurezza per la popolazione. Naturalmente fornito dalla Russia. Ma cosa accadrà ai territori limitrofi che rimarranno sotto il controllo dello Stato ucraino? Chi fornirà questi servizi basilari?

La Repubblica Moldova

Per Bucarest anche il problema della Repubblica Moldova, con un confine di quasi 700 chilometri. Se la guerra finisse senza che l’Ucraina sia in grado di controllare i propri territori, avendo anche la Moldavia   un territorio che non controlla – la regione separatista filorussa della Transnistria – l’integrazione europea diventerebbe uno scenario irrealistico anche per Chișinău. E con la possibilità che le forze filo-orientali tornino al potere alle prossime elezioni. Alternativa valutata da Limes?

“Unirea’, unificazione con la Romania. La Romania unica soluzione per la Moldova quando le viene tolto tutto! Entrambe le opzioni porranno problemi complessi a Bucarest, che si aggiungeranno a quelli sollevati dal dossier ucraino”.

 

Articolo di Ennio Remondino, dalla redazione di

27 Agosto 2023