OSPITE NON GRADITO

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

«Non fatevi ingannare. Questo governo non sta approvando una riforma della giustizia, ma un colpo di stato antidemocratico».

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Non usa mezzi termini, Yuval Noah Harari, saggista israeliano.
Quella di Harari è solo una delle mille voci che si sono levate, ormai da nove settimane, in Israele contro la riforma della giustizia voluta dal premier Benjamin Netanyahu, che oggi sbarca a Roma. Se venisse approvata la Riforma alcuni fondamentali poteri di controllo verrebbero spostati dalle mani della “Corte suprema” a quelle del governo, una coalizione appoggiata da estrema destra e ultra ortodossi.
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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, alla guida del governo più a destra nella storia di Israele, si aspetta ossequio e vicinanza da Giorgia Meloni, la premier più a destra della storia italiana dal dopoguerra. I due non faticheranno a flirtare vista la matrice che li contraddistingue.
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“Bibi” in un’intervista a “La Repubblica” chiede all’Italia e a Giorgia Meloni di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. E tutto questo mentre riesplode la questione palestinese in tutta la sua urgenza. È sciopero generale oggi in Cisgiordania in risposta all’attacco israeliano a Jenin e ai 71 palestinesi uccisi nel 2023.
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Gerusalemme – divisa in due a seguito della guerra arabo-israeliana del 1948 – è una ferita ancora aperta. Insanabile.
Considerata “città santa” da ebrei, cristiani e musulmani, dopo la guerra dei Sei giorni nel 1967, passa interamente sotto il controllo d’Israele e nel 1980 viene proclamata capitale «unita e indivisibile» dello Stato di Israele. Una mossa provocatoria mai riconosciuta da gran parte della comunità internazionale e tantomeno dai palestinesi, che considerano Gerusalemme Est la loro capitale. Gli Stati Uniti come sempre fanno eccezione: ipocritamente svolgono tutti gli incontri ufficiali nella città di Gerusalemme, riconoscendo così de facto il suo status di capitale di Israele.
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Benjamin Netanyahu è un disco rotto e domani ribadirà alla Meloni: «È ora che Roma riconosca Gerusalemme, nostra capitale da tremila anni».
Nella capitale questo pomeriggio alle 17 in Piazza Madonna di Loreto è in programma un sit-in promosso dai “Giovani palestinesi” contro la visita di Netanyahu e il regime di apartheid israeliano imposto alla popolazione palestinese.
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Da segnalare infine la presa di posizione assunta da Olga Dalia Padoa, traduttrice contattata dall’ambasciata israeliana a Roma, che si è rifiutata di fare da interprete al capo del governo israeliano nel suo intervento in programma per domani alla sinagoga di Roma. «Non solo non condivido le opinioni politiche del premier ma penso anche che la sua leadership sia estremamente pericolosa», ha scritto Padoa in un post su Facebook.«Se accetto di collaborare nella traduzione delle sue parole, i miei figli non mi perdonerebbero».