COS’È IL NULLA? L’ASSENZA DI ESSERE. UN PARTO DELL’IMMAGINAZIONE

DI ANTONIO AGOSTA

Vorrei tanto abbracciare mia madre. Non posso, sono un debole? No, sono un uomo. Adoro mia madre, lei è la donna che mi ha messo al mondo. Quale mondo? Questo mondo? Forse il nulla. Il nulla è un esercizio spirituale. Un’astrazione logica. Forse l’essere umano è apparso dal nulla?Il nulla non è un istante collocabile nel tempo, è una mancanza di realtà. Mi madre mi guarda, sorride e poi mi dice che tutto è ok. Mia madre è italiana, non è americana. Forse vorrebbe un abbraccio da me? Forse. Da piccolo era tutto più facile. Ero piccolo. L’età mi ha chiuso a riccio, non credo più al mio futuro. Quale futuro? Ho dimenticato il mio passato? Non riconosco il mio presente. Chi sono oggi? Nessuno. Forse solo un numero, come diceva Pirandello. E se mettessi un punto alla mia esistenza? Chi se ne accorgerebbe? Nessuno. No, mia madre che vive solo per me. Sono solo un numero messo sul petto. Rubo ossigeno ad altre persone. La mia linea d’orizzonte adesso è verticale. Solo un viaggio mentale all’inizio dei tempi. Tutto è uguale, niente di nuovo. Invecchierò da solo, come un deficiente in cerca di gloria. Quale gloria? Chi sono? Forse il saltimbanco dell’anima mia?Come diceva Palazzeschi. Vorrei piangere ma sono un uomo. Mi alzo la mattina e il sole tarda a sorgere, come me che sono nessuno. Un numero. La Chiesa Cattolica ci dice che Dio è amore. Quale amore? Andare a messa e seguire il nulla? Urlo e non mi sente nessuno. Forse solo la mia parte interiore disturbata dal tempo che passa. Il vuoto. La solitudine ha preso il sopravvento, come una foglia d’autunno appesa sull’albero in attesa di cadere. Ho dimenticato la prima cosa bella della vita. Ho poca memoria. Forse l’età adulta? No, la tristezza del mio cuore. Mia madre mi sorride e mi dà il buon giorno aspettando il mio ritorno dalla mia quotidianità, mentre io aspetto che tutto finisca presto. Non vedo un futuro nel mio orizzonte ormai verticale, come concezione lineare del tempo…