BASTA! PARTO PER WUHAN

DI ADOLFO MOLLICHELLI

Se Heinrich Harrer stette sette giorni in Tibet non vedo perché io non possa andare sette giorni a Wuhan. Là dove tutto è cominciato. Per colpo di uno strello maschio, cioè il pipistrello, o di un folle che giocava in laboratorio. Vado a Wuhan perché sono un uomo di terra, di aria e di mare ed ho appreso che il posto più tranquillo durante una tempesta è stare nell’occhio del ciclone. Vado a Wuhan perché alla noia s’è aggiunta la paranoia che è forse peggiore della pandemia. Ed ogni giorno ne esce una nuova, l’ultima, sempre dell’Oms (una a in più ed almeno avremmo potuto esclamare: che gambe!) è che salutarsi con i gomiti è pericoloso, perché non c’è certezza del distanziamento di un metro e mezzo e beati i sarti ed i muratori che il metro ce l’hanno sempre in tasca. Ora, dico io, non sarebbe stato più semplice – fin dal principio pandemico – consigliare al mondo intero di salutarsi alla maniera giapponese, con l’inchino? Essendo stato nel paese del Sol Levante, per seguire il mondiale nipponico, per più di un mese…Oita, oita mia, avrei potuto dare anche un consiglio utile e disinteressato ai geni dell’Oms in virtù di esperienze personali. Questo: un solo inchino e non tre, lentamente consecutivi, come s’usa nel magico Paese di Cio Cio-san, insomma della madama farfalla, la Butterfly. Invitato a cena, con altri colleghi inviati, dal sindaco di Sendai, non abituati, facemmo un po’ tutti capa e capa. Vado sette giorni a Wuhan perché non ce la faccio più ad ascoltare e leggere corbellerie varie di esperti virologi – più presunti che reali – che del C19 ne sanno quanto io della meccanica quantistica. Ma vado a Wuhan anche perché il mio mondo è impazzito, tra tatuati, bacati, palestrati, servi con microfono e senza, omofobi, sessisti, antigay, antilesbiche. Insensibili ignoranti che nulla sanno o vogliono sapere dell’amore fin dai tempi della civiltà classica. E che diamine, Alessandro Magno ebbe quattro mogli (Barsine, Rossana, Statira e Parisatide) e però si teneva pure ad Efestione. Ecco, vado sette giorni a Wuhan perché anche lì. dove tutto è cominciato, sappiano che c’è un altro mondo, molto strano, virulento. Ci risentiamo quando sarò tornato sempreché mi lascino tornare.