DI ALFREDO FACCHINI

Crosetto e la farsa della leva volontaria

Ogni giorno una supercazzola nuova di zecca. L’ultima: la leva “volontaria”.
La firma è di Crosetto, che prima di fare il ministro guidava l’AIAD, il salotto buono delle aziende d’armi. È il solito trucco: buttare in pasto all’opinione pubblica un finto allarme patriottico per evitare di guardare in faccia il bilancio di un Paese che non ce la fa più a stare in piedi. Ogni mattina tirano fuori un’altra favoletta. Familiare, possibilmente nel bosco, così nessuno nota l’odore di bruciato.
Ora il ministro, in un raptus di nostalgia per i tempi andati, vorrebbe arruolare nientemeno che diecimila ragazzi. Naturalmente ci si guarda bene dallo spiegare a cosa servirebbero davvero, e soprattutto a chi. A cosa serve questo circo bellico? Chi ci minaccia, esattamente?
Guardiamo le mappe. A ovest la Francia con i suoi croissant, a nord le banche svizzere, a nord-est l’Austria imbiancata, a est la tranquilla Slovenia, più qualche micro-stato chiuso dentro casa nostra come San Marino e il Vaticano.
E poi i mari: Mediterraneo, Tirreno, Adriatico, Ionio, Ligure. Confini d’acqua che ci separano – e allo stesso tempo ci connettono – a Croazia, Montenegro, Albania, Grecia, Malta, Tunisia, Algeria, Spagna e perfino alla Francia sulla rotta della Corsica. Rotte più propense al commercio che alle cannonate.
Dov’è il nemico che dovrebbe giustificare questa messa in scena?
L’Italia è nella NATO, Crosetto: lo ricordiamo agli italiani? Quel patto atlantico che ha trasformato il nostro suolo in un tappetino di oltre cento basi americane sparse come funghi velenosi.
La spesa militare dell’Alleanza è circa undici volte quella russa. Mosca mette sul piatto poco più di 111 miliardi di dollari, quasi tutti risucchiati dalla guerra in Ucraina. La NATO brucia una cifra cinque volte superiore a quella cinese, che si aggira attorno ai 232 miliardi. In pratica l’Alleanza spende oltre quattro volte la somma di Russia e Cina messe insieme. Però, naturalmente, “dobbiamo spendere di più se no ci attaccano”.
E se parliamo di nucleare? Se il Nemico è Putin, non serve la leva: serve un miracolo. Perché sarebbe l’apocalisse, non un Risiko da caserma. Le capitali europee vaporizzate in un quarto d’ora, gli USA con pochi minuti di margine, mentre vettori ipersonici come Avangard, Kinzhal e Zircon corrono a velocità fuori scala. Un Kinzhal lanciato da Kaliningrad e Londra, Parigi, Roma diventano polvere in sei-dieci minuti. Altro che diecimila volontari.
Siamo davanti a una truffa in piena regola, confezionata da un’Europa asfittica che si è messa a pitturare Keynes con la mimetica, vendendo il riarmo come motore dell’economia.
Crescita sì: ma solo per chi produce armi. Per chi lavora, invece, restano precarietà, stipendi striminziti e servizi sociali ridotti all’osso.
Che fine ha fatto la diplomazia? Il disarmo? Oggi chi chiede negoziati è un disertore, chi formula dubbi un pavido. Il nuovo catechismo del militarismo europeo è semplice: marciare, applaudire, obbedire. La “sicurezza” come stato d’ansia permanente.
Siamo seri. Basta aprire una cartina per capire che l’unica invasione autentica non arriva da eserciti malvagi all’orizzonte, ma da colossi economici entrati ovunque senza incontrare resistenza. Conglomerati finanziari, piattaforme digitali, lobby armate di contratti e ricatti. Un assalto silenzioso che decide filiere, dazi, clima sociale e perfino l’agenda politica. E mentre raccontano fiabe sulla minaccia esterna, la vera conquista avanza da dentro, con passaporto USA e conti in paradisi fiscali. Questa sì che è un’occupazione.
.
Alfredo Facchini
28 Novembre 2025