Vespa e l’uso, e abuso, della TV di Stato.

DI REDAZIONE

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Gravissimo quello che è successo ieri sera a “Porta a Porta” dove un eccellente Marco Furfaro ha “osato” mettere in discussione un Servizio pubblico che consente a un generale di inneggiare liberamente e senza contraddittorio alla X Mas.

Per capire quanto abbia colto nel segno, basta vedere la reazione stizzita di Vespa, che prima si infuria, poi letteralmente zittisce un deputato della Repubblica che esprime una sua sacrosanta critica e ricorda quello che avrebbe dovuto dire molto prima di lui un giornalista degno di questo nome: le atrocità, i massacri, le fucilazioni e i crimini di guerra di cui la Decima si è macchiata.

Questo episodio – così come l’intera puntata, clamorosamente schiacciata sul punto di vista della destra e della sua (presunta) vittoria – dimostra una volta di più la faziosità intollerabile (e neanche più mascherata) di Vespa e Telemeloni, addirittura col videomessaggio finale della premier neanche fossimo ad Atreju.

Aver preso un voto in più della coalizione di destra-destra in questo contesto mediatico da regime è una vittoria che vale tantissimo. E dimostra come non basta neppure la propaganda martellante di sei televisioni (a volte anche sette) per vincere.

Solidarietà e complimenti a Furfaro.
Quanto a Vespa e il vespismo, non basteranno decenni per riparare le macerie culturali che lascerà in questo Paese.