La sindrome di Stoccolma

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

I media israeliani sono sconcertati. Non sanno che pesci prendere. Il problema? I 4 ostaggi tornati a casa dopo il massacro di Nuseirat – 274 morti e 700 feriti – stanno bene e non hanno subito maltrattamenti.
Insomma quelli di Hamas non sono così cattivi. Anzi.
Il canale statale israeliano Kan 11 è arrivato ad accusare gli ex ostaggi di essere afflitti dalla sindrome di Stoccolma: quando le vittime di un sequestro si affezionano al loro o ai loro sequestratori.
Noa Argamani, assurta a simbolo del 7 ottobre, raccontando la sua prigionia alla tv israeliana Channel 12, rivela di non essere mai stata trattenuta nei famigerati tunnel e che l’ultima parte della sua prigionia l’ha passata con una famiglia benestante di Gaza nella camera da letto di un bambino.
Noa Argamani era stata rapita lo scorso ottobre al rave “Supernova” nel deserto del Negev. In una clip di dieci secondi si vedeva la ragazza portata via da Hamas sul sellino posteriore di una motocicletta.
La giovane ha spiegato che è stata nutrita a sufficienza e che ha imparato un po’ di arabo. Inoltre ha raccontato di aver visto la morte in faccia quando un missile israeliano ha sventrato un palazzo a pochi metri da dove viveva.
Gli ex prigionieri Andrey Kozlov, Shlomi Ziv e Almog Meir <<hanno detto che c’erano rapitori che volevano il loro bene>>. Almog Meir ha riferito addirittura che nel giorno del suo compleanno, i suoi rapitori gli hanno preparato una torta.
Insomma la stampa di Tel Aviv non riesce, ma soprattutto non vuole credere, che i palestinesi possano essere gentili con i loro prigionieri, mentre i sionisti infliggono le peggiori torture ai detenuti palestinesi.
I media israeliani sono stati costretti a raccontare anche la fine del soldato israeliano Eliran Mizrahi.
Chi era? Mizrahi era diventato una celebrità per le sue foto social, che lo ritraevano esultante in mezzo alle scene del genocidio a Gaza. Il soldato Mizrahi, tornato a casa si è sparato alla testa.
.
Alfredo Facchini