UCRAINA E HAMAS, DUE PESI E DUE MISURE

DI ANTONELLO TOMANELLI

ANTONELLO TOMANELLI

Quando il 24 febbraio 2022 la Russia invase l’Ucraina, la dicotomia aggressore/aggredito servì per convincere che la colpa era di Putin.

Ci credettero in troppi. Ma erano comunque tanti, soprattutto qui, quelli che come me denunciavano il bullismo internazionale cui la Russia era stata sottoposta negli ultimi trent’anni. A partire dal tramonto politico dell’ingenuo Gorbaciov, la Nato aveva incominciato a fagocitarsi uno ad uno tutti gli ex Stati del Patto di Varsavia, dilagando nella ex Jugoslavia e arrivando, con l’annessione delle repubbliche baltiche, ad abbaiare alle porte della Russia, come si espresse Papa Francesco.

La richiesta di Kiev di entrare nella Nato, sull’onda delle violenze di Majdan del 2014, fece traboccare il vaso. E ragionando, si arrivò alla conclusione che Putin non solo non aveva tutte le colpe, ma che addirittura qualche ragione ce l’aveva. L’invasione dell’Ucraina è il classico «basta» preceduto da un energico pugno sul tavolo. La Nato la smetta di accerchiare la Russia.

Il principio dell’accerchiamento evidentemente non vale per Israele, che dal 1948 vive circondato da popoli che non fanno mistero di volerlo vedere cancellato dalle mappe, avendoci provato per ben tre volte. Questa è forse la contraddizione più eclatante, ma non è certo l’unica, se facciamo una cronologia degli avvenimenti.

Il regime nazista di Kiev. L’avremo sentito e letto centinaia di volte. Non sarà tecnicamente un regime nazista, ma strade e piazze dedicate a personaggi come Stephan Bandera e simili, insieme a quegli insegnanti che nelle scuole ucraine tengono lezioni sul nazismo il 20 aprile, giorno del compleanno di Hitler, e che fomentano l’odio verso la minoranza russofona, rendono il paragone tutt’altro che improponibile. Poi, il battaglione Azov non ha certo bisogno di presentazioni.

Ma nessun segno di ideologia nazista pare scorgersi in Hamas, nonostante le notorie affermazioni dei suoi capi sull’Olocausto come «la più grande delle menzogne» e  le camere a gas «fantasie sioniste». Possibile che sia sfuggito questo dettaglio a tutti coloro che si sono riversati in piazza in queste ultime settimane rifiutandosi di condannare Hamas, che oltretutto con l’avvento al potere ha istituito nella Striscia di Gaza le indipendenti e democraticissime corti islamiche che applicano la Sharia? O non l’hanno mai saputo?

Altra eclatante contraddizione. Un tutt’altro che specchiato Netanyahu viene additato come criminale di guerra e Israele come Stato terrorista. Evidentemente queste persone non si rendono conto che quanto fatto da Netanyahu nelle ultime settimane equivale a quanto fatto da Putin quando bombardava zone residenziali pullulanti di artiglieria e rampe di lancio di missili ucraini. Un comportamento consentito dalle Convenzioni di Ginevra, quando la forza del nemico si concentra tra i civili. E in questo Hamas vanta una discreta specializzazione.

Eppure costoro risero insieme a me, di fronte alla buffonata della Corte dell’Aja di far recapitare al Cremlino un mandato di cattura per crimini di guerra contro Putin, soprattutto per aver disposto il trasferimento di molti bambini dalle zone interessate dalle operazioni belliche, proprio per metterli in salvo, come impongono le leggi di guerra a tutte le parti in conflitto. Invece, quando l’esercito israeliano avvisa la popolazione civile di allontanarsi da Gaza City, si appresta a perpetrare un genocidio.

Quando nel novembre 2022 Marija Zacharova apparve stravolta in conferenza stampa annunciando l’esecuzione sommaria di dodici soldati russi che si erano appena arresi, quelle persone inorridirono insieme a me, ascoltando increduli il messaggio di Zelensky, che lanciava un monito a tutti i soldati russi, che se catturati «sarebbero stati uccisi uno ad uno». Una delle più gravi violazioni della convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, rivendicata da un pazzo.

Quelle stesse persone oggi fanno spallucce di fronte al crimine di guerra perpetrato da Hamas il 7 ottobre nei confronti di 1400 civili ebrei, senza guardare età e sesso, insieme alla presa di ostaggi civili, altra pratica vietatissima dalle convenzioni di Ginevra.

Né paiono scandalizzarsi di fronte ai deliri di Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah, che nell’accusare Israele di violare a Gaza i diritti umani dei palestinesi, ha con rara coerenza definito quella mattanza «azione sacra, saggia e giusta». Un tantino guerrafondaio questo Nasrallah, forse anche più di Stoltenberg e Zelensky messi insieme, quando facevano a gara a chi la sparava più grossa sul supporto all’Ucraina, suscitando le ire mie e delle persone di cui sopra.

E che dire del terrorismo? Quando fu chiaro che la bomba che fece saltare in aria a Mosca Darija Dugina veniva da Kiev, che rivendicò pure i due attentati al ponte di Kerch, in cui morirono un camionista e una coppia di genitori che trasportava la propria figlia, nessuno di noi esitò a definire l’Ucraina uno Stato terrorista. Oggi, invece, si tentenna nel definire Hamas un’organizzazione terrorista definendola eufemisticamente un movimento di liberazione, dopo i 1400 civili trucidati nel pogrom del 7 ottobre.

Poi ci si indigna di fronte alle bombe israeliane che colpiscono ambulanze, comportamento anche questo vietatissimo dalle convenzioni di Ginevra. Senza evidentemente sapere che durante la battaglia di Gaza del 2007, che fu il battesimo del fuoco per l’esercito di Hamas quando decise di liquidare fisicamente Al-Fatah, i suoi miliziani giravano per le strade di Gaza City armati all’interno di ambulanze, e a bordo di auto e jeep recanti la scritta «tv» e «press», come testimoniato dalla CRI e da Human Rights Watch, violando quello che le convenzioni di Ginevra definiscono «divieto di perfidia».

Quando circa un anno fa venne diffuso il video del soldato ucraino che dopo aver ucciso un soldato russo, gli prendeva il cellulare telefonando alla madre e annunciandole ridendo che «di tuo figlio è rimasto soltanto il culo», schifoso bastardo fu l’epiteto più tenue. Nessuno sdegno, invece, per la telefonata del miliziano di Hamas ai propri genitori, in cui si vanta di telefonare dal cellulare di una donna ebrea appena massacrata annunciando orgoglioso di averne uccisi dieci, mentre il padre si rammarica di non essere con lui.

E che dire del veleno sparso sul battaglione Azov, quando per sfuggire alle grinfie dell’esercito russo si rifugiò all’interno delle omonime acciaierie portando con sé un numero imprecisato di civili. Carogne, vigliacchi, si disse giustamente. Ma Hamas sta facendo di peggio, insediandosi nei tunnel costruiti a Gaza proprio sotto edifici residenziali, scuole e ospedali.

Infine, alcuni pongono Netanyahu sullo stesso piano di Hitler. Dopo quanto detto, sembra un paragone improponibile, ma rimane sempre l’unica arma efficace per tentare di sdoganare il terrorismo di Hamas. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.