LA RIVITTIMIZZAZIONE DI STATO

DI PATRIZIA CADAU

PATRIZIA CADAU

 

Ho letto la sentenza della Cassazione che conferma l’assoluzione di un uomo, che ha ucciso barbaramente la moglie nel sonno.
L’ho letta e l’ho riletta per farmi scendere quel “delirio di gelosia” che secondo le perizie psichiatriche avrebbe reso incapace d’intendere e di volere l’assassino, e che quindi nei diversi gradi di giudizio ha di fatto legittimato l’assoluzione del mostro di casa.
La magistratura ha evidentemente utilizzato gli strumenti a sua disposizione per esprimersi.
Non ho ragione di pensare che si sia espressa in malafede o a cuore leggero.
Non è questo il punto.
Del resto io non faccio la psichiatra né la giudice.

Però la narrazione che ruota intorno alla violenza domestica è sempre la stessa e mai a corrente alternata.
Voglio dire: risulta che per una donna si scomodino mai le perizie per giustificarne o provare a comprenderne rabbia, vendetta, deliri, provocazione, tradimenti nel caso sia implicata in qualche reato di violenza in famiglia?
O ancora, voglio dire: risulta che ogni mattina ci svegliamo con la notizia di un uomo freddato dalla compagna nella propria abitazione, e che poi su questa donna si attivino tutte le dinamiche della comprensione, della giustificazione, del disturbo psichiatrico?
No, dai siamo seri.

La donna è colpevole che sia viva o morta, che chieda aiuto o meno, e dell’uomo salta sempre l’alibi di un qualche tipo di disturbo non riconosciuto dalla depressione fino alla psicosi.
Eppure, sempre secondo la narrazione comune, sarebbero le donne quelle isteriche e tendenzialmente portate a soffrire di depressione e scombussolamenti ormonali.
Però non ammazzano nessuno, e quando lo fanno, finiscono comunque a scontare una pena.

Non ho motivo di pensare che questo caso non sia davvero un caso d’incapacità d’intendere e di volere: ma gli altri?

Non vorrei che il singolo caso costituisse un precedente, quindi ripetiamolo insieme: non è giusto, è inaccettabile, vergognoso, barbaro.
La violenza sulle donne non è una confusione temporanea di sensi, ma un piano lucido e determinato che si perde nella notte dei tempi, radicalizzato e radicale, che giustifica l’ossessione maschile del controllo e del potere sulle donne.

Ma quanto mi fanno male queste cose: dover leggere ancora e ancora l’assoluzione di bastardi senza gloria.
Impuniti e bastardi con la tolleranza del sistema sociale culturale e giuridico.

Questa donna, Cristina Maioli, uccisa dal marito geloso Antonio Guzzini, è stata uccisa.
In tutti i gradi di giudizio.
Oggi anche dalla violenza e dalla rivittimizzazione di stato.

E quello che è peggio, che insieme a lei siamo un po’ morte tutte.
Tutte quelle che da anni vivono come carcerate con la colpa di essersi presentate a fare una denuncia, e quelle che vorrebbero farlo ma hanno paura e non denunceranno mai, perché c’è la possibilità di trovarsi dopo una decina d’anni sentenze come questa.