FREDDIE MERCURY, NESSUNO COME LUI

DI MARINO BARTOLETTI

Erano quasi le 7 di pomeriggio del 24 novembre 1991 quando il corpo di Freddie Mercury se ne andò da questa terra.

Attorno alla sua meravigliosa villa di Kensington una folla di giornalisti, fotografi e operatori ancora increduli e choccati per l’esito dell’annuncio che lui stesso aveva voluto dare sulla sua “scandalosa malattia”.

“Ho vissuto una vita piena e se dovessi morire non m’importerebbe perché ho fatto tutto ciò che volevo” aveva detto qualche tempo prima, quando avevo avuto la percezione del suo destino.

È vero, aveva già fatto in tempo a passare alla leggenda (una leggenda che per fortuna vive quotidianamente nelle nostre orecchie e certamente anche nei nostri cuori): ma andarsene a soli 45 anni fu una vera crudeltà. Chissà che altro poteva donarci.

Mi è rimasta la gioia di averlo visto dal vivo l’8 ottobre del 1988 quando cantò “Barcelona” assieme a Montserrat Caballè: inno di quelle Olimpiadi che non vide mai. Ricordate come fu acceso il tripode di quei Giochi? Con una freccia di fuoco scagliata verso un braciere altissimo. Chissà chi pilotò quella piccola stella cometa

Nessuno come lui!