MORTA ROSSANA ROSSANDA, FONDATRICE DEL MANIFESTO

DI CLAUDIA SABA

È morta nella notte a Roma Rossana Rossanda.
Aveva 96 anni.
Dirigente del Pci negli anni 50 e 60 fu deputata per la prima volta nel ‘63.
Amica di Sartre e Foucault, fu radiata dal Partito nel 1969 insieme a Luigi Pintor, Valentino Parlato, Lucio Magri, Aldo Natoli e Luciana Castellina.
È con loro che fondò il manifesto.
Rossana Rossanda, si unì alla Resistenza nelle file comuniste ancora studentessa.

E da quella scelta scaturi’ l’impegno politico, che la condusse nel Pci criticandone poi le posizioni fino a quando, nel 1969, fu radiata con tutto il gruppo del “manifesto”.

Nata a Pola, Istria, il 23 aprile 1924, visse per sei anni a Venezia insieme alla sorella Marina.
Si stabilì poi con i genitori a Milano, dove si iscrisse all’università.
Nei giorni che seguirono all’armistizio del 1943, si avvicinò a colui che divenne poi il suo maestro, Antonio Banfi, che la introdusse negli ambienti della lotta partigiana.

Terminata la guerra, Rossana Rossanda si laureò e trovò il primo impiego all’enciclopedia Hoepli che lascio’ per dedicarsi maggiormente al Partito.

Agli inizi degli anni cinquanta le venne affidato il compito di far rivivere la Casa della cultura che divenne fulcro dell’attività intellettuale progressista a Milano.
Alle sue iniziative si unirono personaggi come Giorgio Strehler, Cesare Musatti, Piero Calamandrei, Franco Fortini.
Nel suo libro autobiografico, La ragazza del secolo scorso di Einaudi del 2005, Rossana Rossanda riferisce quanto fu terribile per lei scoprire che i comunisti erano tanto dalle classi popolari: “Quei giorni, mi vennero i capelli bianchi, è proprio vero che succede, avevo trentadue anni”.
Nonostante ciò, non abbandonò mai le sue convinzioni politiche.
Nel 1962 fu chiamata a Roma per dirigere il settore culturale del partito e l’anno dopo venne eletta deputata.
Le sue proposte di rinnovamento furono quasi sempre respinte dal partito.
Maturò così l’idea che il radicale cambiamento della società non potesse trovare rispondenza nella linea del Pci.

Nel 1968 pubblicò il saggio L’anno degli studenti con De Donato e nel giugno 1969 insieme al suo gruppo iniziò a pubblicare la rivista “il manifesto”.
Una linea editoriale chiaramente in contrasto a quella ufficiale del Pci che nel novembre dello stesso anno portò alla loro radiazione.

Nel 1971 trasformò “il manifesto”
in un quotidiano.
Insieme a Carla Mosca, curò il libro intervista Brigate rosse (Anabasi, 1994; poi Mondadori) con il capo terrorista Mario Moretti.
Pian piano si distaccò anche dalla redazione del “manifesto” fino alla completa rottura, avvenuta nel settembre 2012.

“Il comunismo ha sbagliato. Ma non era sbagliato”, era la sintesi del suo giudizio storico.
Nel mese di novembre 1976 propose per la sua tomba questa lapide: “Cari compagni, costei scelse di far la rivoluzione invece che l’università, ma il risultato non si è visto, non riposi in pace”.