PERCHE’ VOTO NO AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

DI VINCENZO G.PALIOTTI

Argomento del giorno, almeno da quel che si legge nei vari social è il referendum per il taglio del numero di parlamentari. C’è chi si sgola per dire che si risparmiano tanti milioni, c’è chi dice il contrario. C’è chi parla di colpo alla “casta”, chi invece dice che comunque la casta rimane. Personalmente sono per il NO, ho la mia idea che arriva da un ragionamento semplice: se vogliamo risparmiare non dobbiamo tagliare i parlamentari ma i loro privilegi che sono tanti, a cominciare dagli emolumenti che comunque vengono corrisposti anche se costoro disertano le aule con percentuali che superano il 90%, e questo non è uno spreco? Ognuno di questi “privilegiati” ha poi diritto ad ogni genere di benefit, trasporti, spettacoli, sconti ovunque. Inoltre, la reversibilità delle pensioni a loro corrisposte comprende anche i figli, non solo il coniuge come per i “comuni mortali”. E si potrebbe andare avanti quando basterebbero solo queste poche cose elencate per capire che piuttosto che tagliare bisognerebbe andare a rivedere tutte queste spese “accessorie”, con un principio da mettere davanti a tutto: la presenza sul “posto di lavoro”. Retribuire cioè il “lavoratore” in base al tempo che dedica all’attività parlamentare, troppo comodo farsi eleggere per poi raggiungere la sede del “lavoro” solo per ritirare la “busta paga”, e nemmeno più questo perché i soldi glieli accreditano direttamente in banca e la “busta paga” la ritirerà dalla sua casella postale quando avrà tempo per passare di lì. Infine, rivedere le tabelle dei rimborsi, i porta borse, segretari se li vuoi te li paghi tu, idem per i consulenti, etc. Altro che 400 milioni in 5 anni, sarebbero molti di più senza nuocere al principio che tutto il territorio deve essere rappresentato senza eccezioni e/o discriminazioni. E sarebbe anche più equo, giusto dal punto di vista morale. Io la penso così poi ognuno è libero di fare i conti secondo l’ottica sua personale