BCE. DE GUINDOS: NON ESISTONO PREMESSE GIURIDICHE PER LA CANCELLAZIONE DEI DEBITI

DI VIRGINIA MURRU

 

E’ stata una mezza illusione, che ha corso trafelata tra le Istituzioni europee e i Governi degli Stati facenti parte dell’area euro, ma poi si è arresa dietro le maglie inesorabili dei regolamenti interni e dei trattati, che in definitiva vietano alla Banca Centrale operazioni di finanziamento.

Dopo il tweet di David Sassoli, presidente dell’Europarlamento, un po’ tutti si sono sentiti autorizzati almeno a sperare che la BCE potesse compiere il miracolo: ovvero annullare i debiti contratti dai Governi per affrontare la devastante emergenza causata dal Covid-19.

Luis de Guindos, in un’intervista concessa a Sky Tg24, ha smorzato quella flebile luce accesa sulla possibilità di neutralizzare la montagna che schiaccia l’economia italiana, sostenendo che i Trattati negano alla Bce operazioni di finanziamento. Eppure, David Sassoli, nel suo autorevole ruolo di presidente dell’Europarlamento, ci aveva fatto sperare, inutile negarlo. Questo il testo del tweet:

“L’Europa cancelli i debiti dei governi dovuti alla pandemia, non è accettabile che ricadano sui cittadini e sulle generazioni future. Si abbia la capacità di fare scelte forti, coraggiose. Gli Eurobond diventino permanenti, si elimini il diritto di veto!”

Come un sasso che, scagliato in una superficie d’acqua immobile, produce onde concentriche e crea comunque movimento intorno, si pensava che agitasse anche il climax all’interno della Bce. Ma inutilmente, dopo le dichiarazioni di De Guindos.

In una intervista concessa al quotidiano Repubblica, Sassoli ha al riguardo dichiarato:

“La cancellazione dei debiti contratti dai Governi per affrontare le conseguenze del Covid è un’”ipotesi interessante”, che deve conciliarsi con il principio cardine della sostenibilità del debito. Per realizzare questo obiettivo dovremo focalizzarci sulla riforma del Patto di stabilità, ossia sull’evoluzione a medio termine di deficit e spesa pubblica, in condizione di crisi, non solo ossessivamente sul debito.”

Secondo il presidente Sassoli le ipotesi d’intervento e le riforme sarebbero diverse. Oltre alla cancellazione del debito sarebbe opportuno rendere gli Eurobond permanenti, che il Mes fosse gestito in modo diretto dalle istituzioni europee, e che infine si procedesse all’eliminazione del veto nelle scelte politiche dell’Ue, situazione che rende la strada delle riforme ostica, bloccandone non di rado il corso.

Sassoli insiste sull’esigenza di eliminare le pastoie ai piedi delle Istituzioni e Autorità europee che dovrebbero rendere più libera la strada delle riforme. E’ necessario rendere più flessibile e snello il processo in questo ambito, altrimenti non ci si libererà mai degli ostacoli che impediscono di portare avanti progetti importanti per l’Unione, specie in congiunture di emergenza come quella che l’Ue sta affrontando in questo momento.

Eliminare quindi il veto, e il riferimento non è a caso, dato che proprio in questi giorni Polonia e Ungheria hanno posto il veto sul Recovery Fund, il che significa in spiccioli ostruzionismo, chiodi su una strada che già di per sé non è stata agevole da percorrere.

Piuttosto, secondo il presidente dell’Europarlamento, ci si dovrebbe focalizzare su una proposta interessante della presidente della Bce, ossia quella di rendere permanente il Recovery Fund, nonché definitivo l’indebitamento comune. E in questo versante importante sarebbe la creazione di un Tesoro, al fine di rendere permanenti le emissioni di debito comune.

Proposta che fu avanzata circa un anno e mezzo fa anche dal Governatore della Bundesbank, Jens Weidemann, un faro autorevole nell’ambito della finanza europea, che faceva capire l’esigenza dell’eliminazione dei nazionalismi nelle scelte economiche importanti, e forse il primo passo per l’unità politica dell’Ue.  Ma la proposta cadde  nel vuoto, ora le riforme alle quali si riferisce David Sassoli riportano il focus sulla necessità di sdoganare tutti quei nodi che rendono l’attività delle Istituzioni ostica da gestire.

E proprio Sassoli lancia l’idea dei bond  permanenti, anche con il Recovery, visto che quelli relativi al Sure, hanno dato risposte utili e concrete. Il Sure, com’è noto, è un nuovo strumento finanziario, temporaneo al momento, istituito affinché risulti meno duro l’impatto della pandemia da Covid, e attenuare i rischi di disoccupazione dovuti all’emergenza in atto.

L’altra proposta del presidente Sassoli è la riforma del Mes, che continua ad essere considerato un’ombra da esorcizzare e un’insidia da prevenire, peraltro senza fondate ragioni, dato che non ha più condizionalità, e dunque è certamente più innocuo sotto questo aspetto. Il cosiddetto vecchio Fondo salva stati, si avvale delle scelte e deliberazioni dei ministri dell’Economia dei paesi dell’area euro, e gli Stati che vi ricorressero non sarebbero esposti a chissà quali tranelli della Troika europea. Ma tant’è: ormai la fama di spauracchio gli si è incollata addosso ed è difficile oltrepassare il fosso dei pregiudizi.

Sulla riforma del Mes, Sassoli così ragiona:

“C’è tanta sofferenza in questo periodo che lasciare 400 miliardi di risorse congelate in questo Fondo (il Mes), è veramente inaccettabile. Occorre discontinuità e duttilità per rendere il Mes utile ai paesi dell’area, così diventerebbe uno strumento comunitario, non più intergovernativo. E ritengo sia inutile aspettare la soglia del 2023, ora c’è bisogno che gli Stati membri procedano sulla strada delle riforme fiscali coordinate a livello europeo, così che si possano sviluppare politiche redistributive. Poiché in quest’epoca di grandi difficoltà ci sono alcuni che hanno tratto forti guadagni dalla crisi, mentre altri lottano contro l’emergenza e la povertà, sarebbe giusto ridurre le disuguaglianze.”

Il riferimento è ai giganti del web, e alle potenti catene di distribuzione che hanno ottenuto grandi ricavi con il commercio di certi prodotti, per questo si avverte la necessità di mettere fine ai privilegi di pochi, come le grandi industrie in alcuni paesi dell’Ue, un esempio i tax ruling. Una piaga che, purtroppo, nonostante le tante iniziative dell’Unione volte ad ostacolarli, non è stata ancora eliminata.

Tornando al sogno della cancellazione del debito pubblico, ipotizzata con un’intervista a Repubblica due giorni fa da Sassoli, è necessario sottolineare che egli l’ha definita ‘un’ipotesi di lavoro interessante’, e certamente non voleva essere il preludio di una ‘conversione’ in realtà. Sappiamo tutti quanto è delicato e spinoso questo aspetto della finanza europea, in particolare quello che riguarda il nostro paese, il cui debito, alla fine del corrente anno, arriverà al 160% del Pil.

E tuttavia non ci sono le premesse giuridiche per procedere in tal senso, così come già ha affermato il vice della Bce, Luis de Guindos, mettendo fine all’illusione di un possibile miracolo, ché tale sarebbe stato per l’Italia.

De Guindos spiega che in termini di trattati non ci sono le condizioni, alla Bce sono vietate operazioni di finanziamento, poiché è l’articolo 123 del Trattato stesso che lo sancisce. Ma nemmeno il Commissario alle Politiche Economiche e Monetarie, Paolo Gentiloni, a questo riguardo, lascia intravedere un barlume di speranza, insomma dovrà sbrogliarsela con efficaci disimpegni e misure di politica economica adeguate il Governo, non ci sarà una manna né una spugna in ambito europeo che potrà farci dimenticare questo peso schiacciante che condiziona le manovre finanziarie, gli investimenti e scelte più incisive per eliminare un simile piombo dall’economia italiana.

Spiega De Guindos:

“Bisogna prendere atto che per difendersi dalle insidie della pandemia la prima iniziativa da intraprendere riguarda le politiche di bilancio. E finora mi pare si sia proceduto in questa direzione, tramite programmi di garanzia, moratorie, misure verso l’istruzione, gli ammortizzatori sociali, e non ultime le misure di sostegno alla Sanità pubblica. Ma ci sono anche gli strumenti di sostegno panaeuropei. Tutto ciò che attiene alle misure fiscali a carico di ciascuno Stato, alla fine dell’emergenza, non implica la cancellazione del debito.”

Fine dell’illusione e ritorno alla realtà.