DI GIANCARLO SELMI

Vedere il ministro Tajani che sclera non ha prezzo

Vedere Tajani sclerare non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Mastercard.
A parte le battute, Tajani ha svalvolato di brutto. Ci ha abituati a uscite clamorose, a frasi degne del peggior Biscardi, a gaffes degne di Mike Bongiorno, a un’assenza estrema di contenuti e alla sterminata vastità del nulla, però si era guadagnato quella immagine di paciosa assenza che sapeva tanto di moderazione.
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E niente, non è riuscito a mantenere neppure l’unica cosa che non faceva danno. Dopo aver provocato Giuseppe Conte con la solita battuta demente su “Giuseppi”, alla risposta di Conte, è passato dal tragico e assente contenitore del nulla cosmico, al fumantino avventore da bar biliardi punto sull’onore in una discussione. E ha svalvolato.
Una scena deprimente che rende ancora più legittima la domanda per quali meriti, caratteristiche, talenti, il tipo sia giunto a essere nominato ministro.
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E quella è la domanda sul perché, mentre sul come il nulla possa diventare ministro, lo può spiegare solo la fisica quantistica. Non ha gradito il richiamo di Conte a quel cappellino dei Maga in mano. Lo capisco, quel cappellino e la sua aria svanita, esibiti mentre lo relegavano in ultima fila nel “board”, sono la degna didascalia della umiliazione da osservatori paganti, alla quale li ha condannati il presunto amico, però vero loro padrone, Trump.
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Povero Tajani, povero gaffeur. Sì perché le sue gaffes, che avrebbero fatto impallidire Mike Bongiorno, sono l’unica cosa che sarà ricordata di questo tragico ministro.
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Ma io lo appoggio. Lui mi fornisce un sacco di cose su cui scrivere, senza di lui come farei? E poi certi difetti meritano vicinanza. Per dimostrarla, gli dedicherò una preghiera alla Madonna di Lourdes.
Forza Tajani!
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Giancarlo Selmi
03 Marzo 2026