La guerra seminascosta tra Pakistan e Afghanistan

DI ENNIO REMONDINO

 

Da REMOCONTRO –

La guerra seminascosta tra Pakistan e Afghanistan

Pakistan-Afghanistan, la nuova guerra di cui nessuno parla, dopo che l’Iran, il Paese che si era proposto di mediare è ora sotto le bombe americane e israeliane. Attacchi aerei del Pakistan nella provincia afghana di Paktika con numerose vittime. La situazione è complessa e coinvolge non solo i due Stati confinanti, ma attori internazionali come gli Stati Uniti e la Cina. E anche il Centrasia diventa bersaglio di sponda dell’azzardo Netanyahu-Trump.

Il Pakistan bombarda l’Afghanistan come gli USA

Tra il 26 e il 27 febbraio, poco prima che scoppiasse la nuova guerra del Golfo, un Paese confinante con l’Iran, il Pakistan, ha lanciato l’operazione Ghazab Lil Haq (Ira della Giustizia) con attacchi militari contro l’Afghanistan, l’emirato dei talebani tornati al potere dopo una inutile, lunghissima e sanguinosa guerra occidentale. ‘Pakistan TV’: «L’aeronautica militare pakistana ha distrutto importanti installazioni talebane a Kabul, Kandahar e Paktia, tra cui i quartieri generali delle brigate e dei corpi, i depositi di munizioni e le basi logistiche». Il portavoce del governo talebano Zabihullah Mujahid ha respinto le accuse del Pakistan secondo le quali l’Afghanistan consente ai gruppi jihadisti di usare il suo territorio contro i Paesi vicini, e . accusato il Pakistan di ospitare militanti dello Stato Islamico: «Invece di reprimere l’ISIS, il Pakistan gli ha fornito dei rifugi sicuri». Nei gatti, le relazioni tra Afghanistan e Pakistan si sono deteriorate drasticamente dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, in seguito al disastroso ritiro delle forze NATO guidate dagli Stati Uniti.

In campo il solo Islam nucleare

«Mentre il Golfo Persico e il Medio Oriente sono in fiamme perché due potenze nucleari – Israele e Usa –hanno attaccato l’Iran accusandolo di voler produrre bombe atomiche, una potenza nucleare, il Pakistan. ha dichiarato guerra all’ex alleato Afghanistan, guerra di frontiera che potrebbe trascinare nello scontro tra islamisti, l’acerrima nemica del Pakistan, l’india governata dalla destra indù e dotata a sua volta di missili nucleari», l’Allarme di Umberto Mazzantini. Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif ha buttato benzina sul fuoco: ha detto che con l’Afghanistan è ormai guerra aperta e ha cercato di trascinare l’India nell’escalation delle ostilità. Asif ha accusato i talebani: «Hanno radunato terroristi da tutto il mondo in Afghanistan e stanno esportando terrorismo. «Il regime talebano ha trasformato l’Afghanistan in una colonia di Nuova Delhi». Accuse che l’India respinge come prive di fondamento.

Le forze in campo

Militarmente, il Pakistan ha una schiacciante superiorità sull’Afghanistan devastato dalla guerra e dall’occupazione della NATO. Le forze armate pakistane contano 660.000 effettivi attivi, mentre il governo talebano afghano può contare circa 172.000 combattenti armati con le armi abbandonate dalla NATO dopo la ritirata. Ma fale la sottolineatura che nessuno ha mai potuto conquistare l’Afghanistan, nemmeno l’Impero Britannico, l’Unione Sovietica e la NATO. Lo scoppio della guerra ha allarmato i Paesi che hanno legami amichevoli con Islamabad e Kabul, tra cui Iran e Cina. Prima dell’attacco israelo-statunitense, con un post su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghch aveva esortato entrambe le parti alla moderazione, pronto a facilitare i colloqui, invocando il mese sacro del Ramadan per placare le due nazioni islamiche in guerra.

Sempre il dannato colonialismo europeo

Una situazione pericolosissima che ha radici che risalgono al ‘grande gioco’ coloniale per il controllo dell’Asia centro-meridionale e poi nella dissoluzione dell’Impero britannico. Si combatte intorno alla linea Durand, il confine di 2.640 chilometri, che l’Afghanistan non riconosce perché, quando fu stabilito alla fine del XIX secolo, il Pakistan non esisteva sulla mappa del mondo. La Linea Durand fu il risultato di un accordo del 1893 tra l’emiro afghano Abdur Rahman Khan e Sir Mortimer Durand per l’amministrazione coloniale britannica. Proprio per la contestata Linea Durand, nel 1947 l’Afghanistan fu l’unico Paese a votare contro l’ammissione del Pakistan all’Onu. Da allora, nessun governo afghano – monarchico, repubblicano, comunista o islamista – ha riconosciuto la Linea Durand come un legittimo confine internazionale. L’Afghanistan la considera un residuo coloniale e il risultato di una politica di pressione esterna.

La terra del popolo Pashtun e la Cina

Per il Pakistan, qualsiasi correzione del confine potrebbe mettere a repentaglio l’integrità del Paese creando ‘l’unità dei pashtun’ che vivono sia in Pakistan che in Afghanistan, dove sono l’etnia egemone. I miliziani islamisti di Tehrik-i-Taliban Pakistan, che operano sul territorio pakistano, sono quasi tutti di etnia pashtun e vogliono l’indipendenza dal Pakistan. Da marzo 2024, gli scontri tra Pakistan e Afghanistan lungo la Linea Durand sono diventati abituali e cruenti. Alla fine, avverte ‘greenreport.it’, una pezza potrebbe mettercela la Cina che collabora attivamente sia con il Pakistan che con la leadership talebana afghana, ed è interessata alla stabilità in un’area dove passa la nuova via della seta che prevede importanti infrastrutture come il Corridoio Economico Cina-Pakistan e che include trasporti strategici, energia e infrastrutture portuali. Una guerra su larga scala potrebbe mettere a repentaglio gli investimenti cinesi, il che non servirebbe né gli interessi della Cina né quelli del Pakistan.

Follia Netanyahu Trump nel Centrasia

Lo scoppio della guerra in Iran taglia ai talebani una delle poche vie che avevano per commerciare con il resto del mondo dopo aver chiuso i confini con il Pakistan. Le esportazioni attraverso i porti iraniani erano aumentate e il porto di Chabahar si stava sviluppando con il coinvolgimento dell’India come alternativa al porto pakistano di Gwadar, fornendo all’India un accesso strategico e diretto all’Afghanistan e all’Asia centrale, aggirando il Pakistan. Secondo AsiaNews, l’agenzia di informazione del Pontificio Istituto Missioni Estere, «L’aspetto più significativo di questa nuova fase è che gli attacchi pachistani avrebbero preso di mira per la prima volta anche strutture governative talebane, e non solo presunti obiettivi terroristici».

Emergency in Afghanistan

“Dejan Panic, direttore del programma dell’ong italiana Emergency, presente in Afghanistan con Gino Strada dal 1999, conclude: «Questa nuova escalation di violenza rischia di far ripiombare il Paese nell’incubo della guerra. Anche nel 2026 si prospetta che saranno circa 21 milioni gli afgani in necessità di aiuto umanitario a causa di crisi economica, alimentare e sanitaria: un ennesimo conflitto metterebbe la popolazione in ginocchio».”

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Ennio Remondino, dalla redazione di
02 Marzo 2026