Iran, attacco di “decapitazione”, ucciso Khamenei

DI PIERO ORTECA

REDAZIONE

 

Dalla redazione di REMOCONTRO –

Iran, attacco di “decapitazione”, ucciso Khamenei

La televisione di stato iraniana ha riferito che Ali Khamenei , la guida suprema dell’Iran , è stato ucciso. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha affermato che l’omicidio non farà che rafforzare la determinazione dell’Iran a proseguire sulla sua strada. Funzionari israeliani hanno affermato che gli attacchi hanno ucciso anche alti funzionari del regime, tra cui il comandante dell’IRGC, e membri chiave del programma nucleare iraniano. I media iraniani hanno anche riferito che diversi membri della famiglia di Khamenei sono stati uccisi.

Iran senza Guida Suprema

Quello israelo-americano contro l’Iran è stato un attacco di ‘decapitazione’, colpire i vertici di Stato o forze armate dove la storia del temuto sviluppo di programmi nucleari non c’entra più niente. Sul versante dell’uranio arricchito, gli ayatollah erano pronti a firmare pressoché qualsiasi accordo. In un secondo momento, avrebbero magari affrontato anche i nodi della missilistica e dell’Asse di Resistenza, i gruppi di guerriglia islamica che operano nel Medio Oriente. Ma non c’è stato niente da fare.

Un cambio di regime

La uccisione della Guida suprema Ali Khamenei e di altri vertici del regime iraniano, nel blitz di ieri, cambia tutti gli scenari della crisi. La sua evoluzione, frutto di una diplomazia confusa e apparentemente ambigua, dimostra che forse alcune risposte erano già state date prima che si facessero le domande. In che senso? Un piano d’intervento armato per abbattere il regime sciita era pronto da tempo, studiato in tutti i minimi particolari da Trump e Netanyahu. Ed è stato semplicemente messo in atto nel momento di massima debolezza della teocrazia persiana. Il potere degli ayatollah, ridimensionato militarmente dai pesanti attacchi subiti lo scorso anno, in crisi per un’economia devastata dalle sanzioni, traballante dopo la rivoluzione popolare del mese scorso, repressa nel sangue, secondo gli specialisti del Mossad e della Cia potrebbe ormai essere giunto al capolinea. Insomma, sarebbe proprio questo il momento di dargli la spallata decisiva. Così, come Netanyahu fu in grado, la prima volta, di convincere Trump a stracciare il Trattato sul nucleare che aveva firmato Barack Obama con gli iraniani, anche adesso il Premier israeliano sarebbe riuscito a convincere il Presidente Usa. In base a questo ‘agreement’, i due si sono divisi i ruoli, con gli israeliani che si sono occupati degli ‘omicidi mirati’ di tutto l’establishment persiano (teocrazia sciita, governo, esercito e, soprattutto Guardie Rivoluzionarie) grazie alla raffinatezza del loro lavoro di intelligence. Gli americani hanno invece colpito infrastrutture strategiche, caserme, centri di comando e soprattutto basi missilistiche e postazioni radar.

L’Intelligence israeliana

Molti osservatori sono rimasti sorpresi dall’orario insolito dell’attacco, avvenuto in pieno giorno e contrariamente a quanto normalmente si verifica in caso di ‘blitz’ di questo tipo, che in genere sono condotti di notte. Una spiegazione convincente? «Alti funzionari iraniani si sono riuniti e si è deciso di bombardare durante il giorno». È questo il titolo del report con cui l’agenzia israeliana ‘Walla’ spiega la scelta dell’orario. «Diverse aree dell’Iran sono state attaccate simultaneamente, dopo aver ricevuto informazioni di intelligence accurate su un incontro di alti dirigenti politici e della sicurezza. La distribuzione in pieno giorno è stata una sorpresa, nonostante i pesanti preparativi degli iraniani. Sono state le capacità di intelligence di Israele a spingere gli americani a unirsi. L’operazione ‘Ruggito dell’Aquila’ – aggiunge Walla – è stata preparata per mesi e si è concentrata su attività da parte della Divisione Intelligence per identificare un’opportunità operativa non appena si fossero riuniti i vertici del regime. La decisione è stata presa di attaccare al mattino e non durante la notte, mentre Israele è riuscito a ottenere una sorpresa tattica per la seconda volta e nonostante i pesanti preparativi da parte degli iraniani. La fiducia nell’intelligence e nelle capacità operative di Israele è un fattore significativo nella decisione degli Stati Uniti di unirsi alla campagna».

Trump e “Bibi” chiariscono

Nei loro interventi, subito dopo l’attacco all’Iran, sia Donald Trump che Benjamin Netanyahu hanno chiarito, senza peli sulla lingua, i veri motivi ispiratori della scelta che li ha portati a scatenare uno scontro armato ad alto rischio nel Golfo Persico. Il Presidente degli Stati Uniti ha messo assieme molte ragioni, dal nucleare alla sponsorizzazione del terrorismo, dal programma per lo sviluppo dei missili balistici alla sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso della popolazione. Insomma, secondo lui con l’Iran degli ayatollah è finito il tempo delle chiacchiere. Da qui l’appello, esplicito, a 90 milioni di cittadini iraniani di ribellarsi adesso. Senza alcuna esitazione. «Ai membri della Guardia Rivoluzionaria Islamica, alle forze armate e a tutta la polizia – ha ripetuto Trump – dico stasera che dovete deporre le armi e godere della completa immunità, altrimenti andrete incontro a morte certa. Infine, al grande e orgoglioso popolo iraniano, dico stasera che l’ora della vostra libertà è vicina. Restate al riparo. Non uscite di casa. Fuori è molto pericoloso. Le bombe cadranno ovunque. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo. Sarà vostro compito prenderlo, e questa sarà probabilmente la vostra unica possibilità per generazioni». Una presa di posizione che non lascia dubbi sulla volontà degli Stati Uniti di rovesciare il regime degli ayatollah. Una scelta ispirata, sostenuta e resa ancora più decisa dalla costante opera di ‘sensibilizzazione’ fatta da Netanyahu e dagli importanti ‘promoter’ di Israele negli Usa.  E proprio ‘Bibi’, con il suo discorso alla nazione, si è posto nello stesso solco di Trump. «Non si deve permettere a questo regime terroristico omicida – ha detto commentando l’attacco – di dotarsi di armi nucleari che gli consentirebbero di minacciare l’intera umanità. La nostra operazione congiunta con gli Stati Uniti creerà le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano prenda in mano il proprio destino. È giunto infatti il momento, per tutte le componenti del popolo iraniano – i persiani, i curdi, gli azeri, i beluci e gli ahwazi – di liberarsi dal giogo della tirannia e di creare un Iran libero e in cerca di pace», ha concluso il premier.

Washington: primi strappi?

La decisione presa dalla Casa Bianca di aprire le ostilità nel Golfo Persico viene vista con preoccupazione sia dai mercati finanziari che in molti ambienti politici di Washington. Anche tra i Repubblicani. Me il Wall Street Journal riferisce di una pesante presa di posizione del leader democratico alla Commissione Intelligence del Senato. «L’amministrazione Trump ha travisato i dati di intelligence nel sostenere la sua tesi a favore dell’attacco all’Iran», ha affermato in una nota il senatore della Virginia Mark Warner.

“«Il popolo americano – ha detto- ha già visto questo schema in passato: affermazioni di urgenza, informazioni di intelligence travisate e azioni militari che spingono gli Stati Uniti verso un cambio di regime e una costruzione nazionale lunga e costosa», ha affermato Warner. Un assistente del senatore afferma che si riferiva specificamente alla tesi dell’amministrazione secondo cui l’Iran sarebbe alla possibilità di un attacco nucleare e vicino alla realizzazione di un missile che potrebbe colpire gli Stati Uniti. Sintesi finale, si bombarda per far cadere gli ayatollah.”

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Piero Orteca, dalla redazione di

01Marzo 2026