DI LUCA BAGATIN

City Hunter nasce come fumetto/manga giapponese, negli Anni ’80, dalla matita di Tsukasa Hojo , trasposto poi come anime anche in Italia, nel corso degli Anni ’90
E’ la storia di Ryo Saeba, detto, appunto, City Hunter. Investigatore e giustiziere metropolitano, spesso ingaggiato da avvenenti fanciulle che, senza successo, cercherà di corteggiare.
E, tra avventura, azione e umorismo, City Hunter diverrà, nel 1990, anche un videogame in pixel art, oggi riproposto in edizione digitale rimasterizzata, da SUNSOFT (https://www.redartgames.com).
Fedele all’edizione originale Anni ’90 – comunque giocabile nella nuova edizione – il “City Hunter” di SUNSOFT ci ripropone quel gusto retrò in pixel art. Un 2D a scorrimento nel quale occorre non solo affrontare i nemici sparando loro addosso o scansandoli, ma anche addentrarsi in labirintici scenari, sperando di ricordare quale sia la porta giusta da aprire, così da evitare di visitare sempre lo stesso scenario.
La nuova edizione, tornata oggi su PS5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch/2 e PC, peraltro, è interamente disponibile anche in italiano, i nemici sono più reattivi e così i comandi di gioco, completamente supportati dal controller XBOX.
Per chi lo ha già giocato nel 1990, è davvero emozionante rigiocarlo dopo ben 35 anni!
Per chi non lo ha mai giocato, potrà davvero sembrare curioso come, ai vecchi tempi, i videogame fossero completamente differenti da quelli di oggi, non solo per grafica e comparto sonoro, ma anche per dinamiche del gioco stesso.
“City Hunter”, infatti, non è un “nuovo gioco moderno”, ma una revival edition. Non troverete mondi aperti o meccaniche di combattimento da triple-A contemporaneo. Troverete un action-platformers in 2D che somiglia più a un “fossile di design” che a un titolo del 2026.
“City Hunter” è, infatti, un gioco che parla di pixel spigolosi, sprite che sembrano disegnati a mano, e di un ritmo che oggi molti definirebbero “old school”
La modalità enhanced ne migliora la reattività, ha sistemato alcuni difetti tecnici arcaici e ridotto quell’”effetto rigidità” tipico dei giochi Anni ’90.
Mentre, la modalità hard presenta nemici più aggressivi e boss più duri da battere.
Ad ogni modo, come dicevamo, è sempre possibile giocare anche alla modalità originale, riportandoci letteralmente indietro al 1990.
Coloro i quali pensano che i giochi di 35 anni fa fossero semplici e facili, dovranno subito ricredersi.
“City Hunter”, infatti, è il classico esempio di gioco “spietato”, facilissimo da apprendere, ma difficilissimo da padroneggiare, soprattutto per i neofiti.
Ovviamente, come tutti i giochi dell’epoca, trasposti nell’epoca attuale, possono presentare delle pecche.
La struttura rigida dei livelli, la mancanza di profondità narrativa e l’assenza di elementi moderni come checkpoint dinamici o progressione del personaggio, potrebbero rendere l’esperienza di gioco, per il videogiocatore del 2026, un po’ frustrante.
Non aiuta neanche il fatto che, pur conservando la trama e l’ambientazione tipiche della serie, il ritmo narrativo è relegato a pochi dialoghi e schermate statiche, senza l’ampiezza di un “action con storia” contemporaneo.
“City Hunter” punta dunque tutto sull’atmosfera retrò, fra pixel art, musica in stile chiptone e la colonna sonora originale del cartone animato.
Il “City Hunter” del 2026, dunque, non è un capolavoro, ma fa il suo simpatico lavoro per gli appassionati di retrogaming e i nostalgici.
Per il giocatore moderno, forse, potrebbe risultare un’esperienza breve e a tratti datata; per il fan dell’era retrò, una riscoperta emozionante.
Per poter essere giocato è necessario un pc con sistema operativo Windows 10 o 11, con minimo 16 GB di RAM; una scheda video di fascia media e 1 GB di spazio libero su disco fisso.
E’ acquistabile su Steam a questo link: https://store.steampowered.com/app/3984650/City_Hunter/
Luca Bagatin

