La nuova NATO che l’America impone all’Europa

DI ENNIO REMONDINO

 

Dalla redazione di REMOCONTRO –

La nuova NATO che l’America impone all’Europa

«La NATO redistribuita». Più responsabilità europea ma stesso controllo americano. Se non peggio, aggiungiamo noi. E scopriamo a distanza di giorni che alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, Washington ha informato il mondo che conta della nuova struttura di comando della NATO. Non cittadini che non contiamo, non sapevamo. Salvo accenni a deleghe europee soprattutto a spendere.

Russian Minister of Foreign Affairs Sergey Lavrov after the meeting in NATO-Russia Council.

Quello che nessuno ci aveva detto

L’Italia avrà la guida del Joint Force Command di Napoli, il Regno Unito quella del Joint Force Command, il Comando della Forza Congiunta Norfolk in Virginia, , mentre il JFC Brunssum nei Paesi Bassi, già sotto comando europeo a rotazione tra Italia e Germania, viene ora affidato stabilmente a Germania e Polonia, le due potenze che si contendono il primato del più potente esercito europeo nel confronto militare con la Russia. Non a caso il ‘JFC Brunssum’ ha la responsabilità dell’asse strategico nord-orientale, Paesi baltici, Polonia e l’Europa orientale più allarmisticamente anti russi.

Disimpegno americano

Washington in ritirata, non sostituisce circa duecento posizioni di personale operante in trenta Centri di eccellenza: NATO Intelligence Fusion Centre in Gran Bretagna, e NATO Special Operations Headquarters a Mons (Belgio). Il messaggio agli alleati europei appare chiaro: «gli Stati Uniti riducono la presenza militare fisica in Europa pur mantenendo il controllo strategico dell’alleanza», spiega Maurizio Boni su Analisi Difesa.

Nuovo patto transatlantico

Gli Stati Uniti guidano, l’Europa segue, e riceve la garanzia di sicurezza americana (incluso il mantenimento dell’Articolo 5 e di alcune truppe in territorio europeo) a condizione che si allinei con gli Stati Uniti nella competizione strategica con la Cina, «la vera arena della competizione egemonica globale». Ma per giudicare quanto la NATO sia davvero diventata più europea, suggerisce l’ex alto ufficiale Boni, «occorre leggere il riassetto attraverso la lente della struttura di comando dell’Alleanza, e non attraverso quella dei comunicati ufficiali».

La realtà tecnico-militare

Due livelli fondamentali. Al vertice militare, il ‘Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE)’ a Mons, in Belgio, sotto il comando di un generale americano con responsabilità sulle forze statunitensi nel nostro continente. SHAPE è il luogo in cui si traducono le decisioni politiche dell’Alleanza in obiettivi militari. Questo nodo rimane saldamente in mani americane e britanniche.

I comandi operativi

Sono i ‘Joint Force Commands’ ad essere i veri protagonisti delle operazioni della NATO, comandanti ‘di teatro’, dove si svolge l’operazione. La composizione effettiva di questi ruoli nei comandi in via di riconfigurazione non è ancora nota. Tenendo conto della sinergia politico militare nel tandem anglosassone, la presenza di ufficiali generali di Sua Maestà nelle altre due figure chiave, potrebbe assicurare gli stessi effetti di ‘controllo’ sul comandante europeo.

Occhi e “sistema nervoso”

Sempre Maurizio Boni, «Il sistema nervoso di qualsiasi operazione militare moderna è basato sulle funzioni di Comando e Controllo: Comunicazioni, Computers, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione. La rete attraverso cui i comandanti ricevono informazioni sul nemico e coordinano l’azione in tempo reale. Su questo piano, la dipendenza europea dagli Stati Uniti resta pressoché totale. Di Washington la flotta di piattaforme satellitari, aeree, terrestri e marittime per la raccolta e l’elaborazione di dati in tempo reale: queste capacità formano la spina dorsale della deterrenza NATO».

Finta autonomia e Staff USA

«Trasferire la guida dei comandi operativi agli europei mantenendo le chiavi esclusive di Comando e controllo equivale a ‘offrire il volante di un veicolo mantenendo sotto chiave i sistemi di navigazione e l’alimentazione di carburante’». Non è autonomia, ma responsabilità operativa sotto stretto controllo. Secondo fattore critico, ancora più dirompente il personale di staff americano distribuito in tutti i comandi NATO, a tutti i livelli della gerarchia. Il sostituire le circa duecento posizioni statunitensi resta un iceberg di proporzioni ignote.

Il non detto

La non sostituzione del personale è lo strumento più silenzioso per non annunciare formalmente alcun ritiro. Le posizioni si svuotano e l’onere ricade sugli alleati. Nessun preavviso e nulla su cui litigare. Il problema è le posizioni NATO richiedono competenze professionali molto specifiche, soprattutto linguistiche, e tecnico professionali che non si improvvisano in tempi brevi. Conseguenza di fatto, ridurre la complessità organica dei singoli comandi con una NATO strutturalmente più snella, «ma più debole», avverte Boni.

Disimpegno nel lungo periodo?

Gli americani conoscono bene le condizioni dell’Europa in tema di difesa, e se la priorità strategica americana è la competizione con la Cina, cosa accadrà? L’ambiguità dell’amministrazione Trump tra un abbandono dell’Alleanza, oppure declassificazione della minaccia che ha giustificato l’esistenza stessa della NATO. Tenerle entrambe in sospeso esercita la massima pressione sugli alleati europei affinché aumentino spese e capacità, senza che Washington debba assumere posizioni formalmente vincolanti.

“Ed è questa l’attualità. Rimane il fatto che l’Alleanza Atlantica, come l’abbiamo conosciuta nei suoi settantasette anni di storia, è arrivata a fine corsa a prescindere dai nomi che appariranno sulle porte degli uffici dei comandanti.”

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Ennio Remondino, dalla redazione di

24 Febbraio 2026