DA REDAZIONE

ERIC SALERNO – Dalla redazione di REMOCONTRO –
Cisgiordania israeliana e palestinesi in Giordania
Il Medio Oriente di colonizzazione israeliana dopo l’annuncio di espansione di Netanyahu che annuncia la prossima guerra. Con l’avallo del tutore Trump? «La Giordania, Stato arabo moderato, in pace con Israele, sarà il prossimo obiettivo dell’espansionismo israeliano?», si chiede Eric Salerno.

La sua fine mai?
“Le ultime mosse del governo Netanyahu, che ha definito territorio demaniale vaste zone della Cisgiordania occupata come se fossero territorio sovrano israeliano, preoccupano e non poco il governo del regno hascemita. Da sempre il suo territorio è considerato parte di quella terra santa rivendicata da Israele. Da sempre, per buona parte degli israeliani non soltanto di destra, lo Stato palestinese è già là, salvo probabilmente qualche ritocco territoriale a favore di Israele.”
“Brigata Gilead” e “Muro di ferro”
Mamdouh al-Abbadi, ex vice primo ministro giordano, è una voce veterana della politica giordana. «C’è una nuova brigata nell’esercito israeliano, chiamata Brigata Gilead», ha osservato parlando con la tv araba Al Jazeera. «Cos’è Gilead? Gilead è una regione montuosa vicino alla nostra capitale, Amman. Ciò significa che gli israeliani stanno procedendo con le loro pratiche espansionistiche dal Nilo all’Eufrate». Con l’operazione «Muro di ferro» — di cui si parla poco o niente in Occidente — Israele sta schiacciando i campi profughi di Jenin e Tulkarem, e l’establishment politico e militare giordano non si chiede più se ci sarà un trasferimento forzato, ma come fermarlo.
Pulizia etnica definitiva
«Il trasferimento non è più una minaccia, sta per essere eseguito», ha detto allarmato al-Abbadi». Il timore ad Amman non riguarda solo un’invasione militare, ma anche un ‘trasferimento soft’ -già in parte in corso-, che renderebbe la vita in Cisgiordania invivibile e costringerebbe la sua popolazione araba a un esodo graduale verso la Giordania, Stato dove i palestinesi sono già attorno al sessanta per cento della popolazione. Molti Stati arabi e occidentali hanno protestato per il nuovo assalto di Netanyahu e della sua coalizione di estrema destra messianica alla Cisgiordania.
Chi per primo “dal mare al fiume”
Qualcuno ricorda come lo slogan «dal mare al fiume» (da Gaza al Giordano) è spesso in bocca a sostenitori della distruzione di Israele; altri analisti rammentano come quelle parole furono in testa alle rivendicazioni di Yasser Arafat prima che il leader palestinese riconoscesse Israele e firmò la pace con Rabin e Peres sotto l’occhio del presidente americano Clinton. Pochi, però, forse perché troppo giovani, sanno che quello slogan nacque come piattaforma politica del Likud, il partito israeliano che ha portato al governo Netanyahu. E riguardava Israele e non certo una patria per i palestinesi.
La storia che si ripete
Il mondo di oggi, globalizzato a livello di informazioni e comunicazione, non offre sorprese. L’umanità ricalca sempre di più gli aspetti più negativi di sempre. Guerre e odii si ripetono con gli stessi schemi; i conflitti di oggi assomigliano quelli di ieri; qualche volte le parole cambiano ma descrivano i medesimi orrori. «La terra necessaria» alla base dell’ideologia nazista.
‘Spazio vitale’
Con il concetto di Lebensraum (Spazio Vitale), Hitler sosteneva che la Germania avesse bisogno di espandere territorialmente i propri confini per garantire il sostentamento, le risorse e la crescita della ‘razza ariana’. Dopo le sconfitte nella prima guerra mondiale e la perdita delle colonie in Africa, il leader nazista voleva creare per la Germania un impero europeo con le terre della Russia e dell’Ucraina, eliminando le razze inferiori, per fare posto ai coloni tedeschi.
“Genocidio” e “Olocausto”
Da anni si dibatte intorno all’uso — non solo per descrivere Gaza e i palestinesi — dei termini “genocidio” od “olocausto” per descrivere gli orrori della Seconda guerra mondiale quando furono sistematicamente massacrati non soltanto ebrei ma anche oppositori politici del regime nazista, omosessuali, intere comunità di zingari o rom. Per il cronista non credo sia utile perdersi nella questione semantica. Serve raccontare gli eventi e soprattutto cercare di capire e spiegare come l’espansionismo territoriale — o il neo-colonialismo — prende forma.
Terra di “rivendicazione messianica”
Petrolio e terre rare sono ormai sulla bocca di tutti. Spiegano, non giustificano, molte delle guerre, in corso. Altri indicatori sono meno pubblicizzati ma non per questo meno pericolosi. Hitler voleva la terra per i suoi coloni, la destra messianica israeliana (e anche americana) da sempre rivendica la ‘terra santa’ per motivi religiosi. Qualche analista laico spiega come lo Stato di Israele sarà presto ‘troppo piccolo’ per la sua popolazione che è destinata a raddoppiare nei prossimi anni.
Mancherà la terra per i cimiteri
C’è anche una grandissima crisi — raccontava giorni fa il quotidiano Jerusalem Post —, nel delicato settore dei cimiteri. Quando manca lo spazio persino per i morti — si chiedono gli israeliani ebrei — dove mettere i 700 mila coloni israeliani della Cisgiordania nel caso di un compromesso con gli arabi? L’attenzione del mondo, concentrato su Gaza, comincia a guardare agli eventi in Cisgiordania ma ancora non abbastanza a ciò che sta accadendo a Gerusalemme, città santa per i fedeli della tre religioni monoteistiche.
“Proprio l’altro giorno è stata annunciata la creazione di un nuovo quartiere per ebrei ortodossi con l’allargamento dei confini già illegali di Gerusalemme. È la prima modifica dei confini dal 1967 e toglie altro spazio ai palestinesi della Cisgiordania.”
.
Eric Salerno, dalla redazione di

23 Febbraio 2026