Proletari in divisa 

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Proletari in divisa 

Con quella definizione Pier Paolo Pasolini sembrava proporre anche lui il suo “scudo” per le forze di polizia, non penale ma sociale, come se provenire da una famiglia povera o da una regione economicamente disastrata potesse attenuare le responsabilità di chi delinque indossando un’uniforme.
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Io credo sia vero il contrario. Credo che delegare una specie di superpotere a chi è destinato a una vita modesta, tantopiù oggi che i quattrini sembrano essere diventati l’unica misura del successo e che tutto ciò che ci circonda sembra spingerci a farne tanti in poco tempo, dovrebbe sì avviare indagini diverse da quelle dei normali cittadini ma infinitamente più rigide e capillari e con pene più severe.
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Se nel boschetto di Rogoredo le cose sono davvero andate come sta emergendo dalle indagini è ridicolo parlare di pecore nere e mele marce. Siamo invece davanti alla punta di un iceberg che contiene non solo i delinquenti in divisa di vario calibro, dallo sbirro assassino fino al vigile urbano che fa la spesa a scrocco, ma anche tutti i loro colleghi fintamente onesti che girano la testa dall’altra parte e che all’occorrenza sono pronti a dare una mano a chi ha combinato qualche inguacchio.
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A chi veste una divisa e porta una pistola abbiamo dato la nostra fiducia a scatola chiusa, per questo non può esserci alcuna tolleranza verso chi la tradisce anche solo restando in silenzio. Senza l’omertà dei colleghi il poliziotto che ha ucciso il pusher di Rogoredo non sarebbe stato lì e invece di una pistola avrebbe impugnato al massimo una zappa.
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Mario Piazza
22 Febbraio 2026