C’è posta per te

DI CLAUDIA SABA

 

C’è posta per te

Un padre controllante e possessivo impedisce alla moglie di lavorare e perfino di prendere la patente.
Deve occuparsi dei figli e della casa. Questa è la sua volontà.
Perché lavorare significherebbe acquisire libertà economica.
Lui lo Sa.
E con la libertà economica, una donna potrebbe scegliere: restare o decidere di rifarsi una vita altrove.
Tre anni fa quella donna riesce a lasciare il suo carceriere, il marito, con l’aiuto di un altro uomo.
Lascia la casa coniugale e inizia una nuova vita.
Con un uomo che finalmente la tratta come “persona”.
Da allora i figli non la vogliono più nella loro vita.
Ecco allora cosa diventa, spesso, la cosiddetta “famiglia tradizionale”.
Un padre padrone, due figli ormai grandi che danno ragione al padre che, poverino, “ha sofferto tanto”.
I trent’anni di sofferenze della madre, le rinunce, le angherie sopportate anche per loro, diventano irrilevanti.
Scompaiono.
Figli che, pur adulti, continuano a considerare quel rapporto tra i genitori come qualcosa di normale.
Come se controllo, limitazioni e dipendenza fossero parte naturale di un matrimonio.
Fa riflettere.
Perché storie come questa mostrano quanto il patriarcato, nelle dinamiche familiari, sia tutt’altro che superato.
E quanto un padre padrone possa plasmare la narrazione, orientare i giudizi, riscrivere i ruoli.
Alla fine, il giudizio, ancora una volta, non colpisce chi ha esercitato il controllo,
ma la donna che ha trovato il coraggio di liberarsene.
E con il giudizio, si incrina anche la sua dignità. Proprio nel momento in cui ha provato a salvarla.
A salvarsi…
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Claudia Saba
22 Febbraio 2026