“Board of peace”. Cos’è? Ve lo spiego semplice semplice

DI GIANCARLO SELMI

Giancarlo Selmi

 

“Board of peace”. Cos’è? Ve lo spiego semplice semplice

Cominciamo con il dire che la parola “peace”, in italiano pace, c’entra il doppio della metà di un cacchio rispetto a quello di cui quella roba si occuperà. Tant’è che la costituzione di questo curioso organismo interstatale è la prosecuzione e la naturale evoluzione della cosiddetta “fase 1”, quella pace da barzelletta che ha consentito, dopo la sua firma, alla “unica democrazia del Medio Oriente”, di massacrare altri 600 civili, senza che si sentisse il ronzio di un moscone, aggiungendoli ai 75.000 già massacrati antecedentemente.
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La cosiddetta “pace” trumpiana, quindi, ha solo diminuito il numero diario di civili ammazzati dalla citata “democrazia”. Da 50 o 60 al giorno, ammazzati prima della cosiddetta “pace”, il presunto “esercito più etico del mondo”, si è accontentato di ammazzarne 5 o 6. Il “board” è la fase 2. In parole poverissime: mentre la grande democrazia mediorientale si impegna a farne fuori un pochetto di meno (tenendo a bada l’istinto dei suoi dirigenti, che vorrebbe farli fuori tutti e velocemente), libera di occupare terre che non le appartengono, di aumentare soprusi, apartheid, carcerazioni e linciaggi, si decide il futuro di quelle zone, con i padroni di quelle zone in contumacia.
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Il board è una vera e propria immobiliare formata da una ventina di paesi, con un presidente a vita. Indovinate chi? Donald Trump. Che avrà diritto di veto e, in pratica, deciderà da solo. Con buona pace dei 20 aderenti. Una sorta di circolo del golf, un “club esclusivo Trump” che però non si occuperà di feste e tornei, deciderà sulla vita di un milione e mezzo di persone (sempre che ne siano restate e ne restino tante dopo il trattamento subito), si impadronirà delle loro terre, le lottizzerà e costruirà una riviera per ricchi nababbi.
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I poveri Cristi colpevoli di essere nati là (i sopravvissuti), diventeranno la servitù (i più fortunati) o verranno posti in qualche lager di ultima generazione (gli altri).
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Per partecipare al Club (alla spartizione degli affari), Trump ha chiesto, come in qualunque impresa che si rispetti, una quota associativa. Che, nel caso, ammonta a un miliardo di dollari. Il fatto che si tratti di stati e non di privati, dovrebbe indurre a riflettere su cosa il mondo stia diventando. Non è andata benissimo, su 60 inviti hanno aderito in 20. Un minimo di limite etico fortunatamente ancora resiste.
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Il governo italiano il limite etico non ce l’ha e, quindi, avrebbe aderito con entusiasmo, non hanno potuto. Ma il sapore del fondoschiena di Trump e di qualche “democratico mediorientale” a loro piace molto e, quindi, andranno come “osservatori”, qualunque cosa voglia significare. Come i cani in un ristorante all’aperto, faranno gli occhi dolci per raccogliere qualche avanzo. In questo senso, Tajani è una scelta azzeccata. Sono purtroppo passati quei tempi nei quali a capo delle nazioni c’erano gli “statisti”. La prima foto serve per rammentarli e avere almeno la consolazione della nostalgia. Nella seconda foto, ovviamente non vera, ci sono gli “osservatori” (veri) e i terreni arraffati dalla “immobiliare” di Trump (veri e nelle attuali condizioni). La foto può essere un ottimo stimolo per coloro che sentiranno il bisogno di agevolare il vomito.
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Giancarlo Selmi
20 Febbraio 2026