DI MICHELE PIRAS

Il Tribunale di Palermo ha sancito che il fermo prolungato di Sea Watch fu illegittimo


Il Tribunale di Palermo ha sancito che il fermo prolungato di Sea Watch fu illegittimo e che lo Stato dovrà risarcire 76 mila euro all’organizzazione.
Insomma, lo scontro del giugno 2019 fra Carola Rackete e Matteo Salvini finisce con un clamoroso ko dell’ex Ministro dell’Interno e con un prezzo da pagare per l’oscena stagione di guerra scatenata in quei mesi dal Ministero dell’Interno contro le Ong e i migranti.
E boom!
I giudici di Palermo hanno solo accertato i fatti e applicato le norme esistenti.
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Ma a questi la legge e i fatti non interessano e – come sempre quando si tratta di giudici – i loro occhi si iniettano di sangue, vedono tutto rosso e non ce la fanno proprio a non sclerare.
Così da ieri è di nuovo tutto un vociare scomposto che va dalla Presidente del Consiglio al Ministero dei Trasporti, dai giornali di regime ai leoni da tastiera accecati dall’odio per i comunisti. L’ennesimo indecoroso spettacolo a reti unificate, con buona pace del Presidente della Repubblica, che chiarisce, oltre ogni legittimo dubbio, l’idea di legalità e di Giustizia che hanno in mente questi qui: accaniti forcaioli con gli altri, piagnucolosi garantisti e complottisti quando si tratta dei loro sodali.
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Un motivo in più per comprendere che la loro controriforma della Giustizia non è un fatto tecnico, ma il passaggio strategico di un progetto politico più ampio di smantellamento della nostra Costituzione.
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Un’altra ragione per votare NO!
Dopodiché resta una bella soddisfazione nel vederli in piena crisi isterica perché Carola Rackete ha avuto ragione.
E insieme a lei tutte e tutti noi!
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Michele Piras
19 Febbraio 2026