DI PIERO GURRIERI

“Ora basta”. In campo il Capo dello stato

Non era mai accaduto in undici anni, ma poco fa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è presentato a sorpresa al Consiglio Superiore della Magistratura per presiederlo. E le sue parole sono state limpide e pesanti come pietra.
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“Avverto la necessità di ribadire”, ha detto, il «ruolo di rilievo costituzionale del Csm» e «il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte di altre istituzioni nei confronti di questa istituzione».
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Un monito, di più, una presa di distanze. Sergio Mattarella ha parlato non a difesa di qualcuno, ma per censurare le parole e i toni di chi, in questi giorni, ha superato il confine tra critica e delegittimazione. Definire, come ha fatto il ministro Nordio, il CSM un organo che opererebbe con “logiche paramafiose” è stato un atto di eversione, un attacco frontale a un organo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica. Il CSM può avere come altri organi del legislativo e dell’esecutivo «difetti, lacune ed errori». Lo ha riconosciuto lo stesso Presidente. Ma una cosa è la critica, altra cosa è insinuare contiguità criminali. In una Repubblica costituzionale, le parole hanno peso. E quando provengono dal Ministro della Giustizia, pesano il doppio. Perché incidono sulla fiducia dei cittadini nell’ordine giudiziario e nell’equilibrio tra i poteri.
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Il Presidente è sceso in campo, affidando la propria posizione non a un freddo comunicato protocollare ma portandosi egli stesso nella sede del Csm come a costituire un baluardo. Sono qui, è qui la massima magistratura della Repubblica, è come se avesse detto. Il Capo dello Stato ha scandito ogni parola. Con sobrietà, ma con fermezza. Ha difeso non una corporazione, ma un principio: il rispetto tra istituzioni come condizione minima della democrazia.
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A questo punto la questione non è più politica, ma istituzionale. Non si può derubricare un intervento che è anche un richiamo alla coscienza costituzionale di tutto il Paese. Da oggi la questione non è la difesa di un organo costituzionale, ma la coerenza con la Costituzione della permanenza del ministro di giustizia al suo posto.
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Piero Gurrieri
18 Febbraio 2026
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