DI MARIO IMBIMBO

Cosa significa essere giornalista dalla schiena diritta di fronte al potere


.
Corrado Formigli ieri a Piazzapulita ha ricordato a molti scendiletto nostrani che si spacciano per giornalisti e che chiedono magari alla Meloni cosa la rende felice (ogni riferimento a Del Debbio è puramente voluto), cosa significa essere un giornalista dalla schiena dritta di fronte al potere.
.
“Innanzitutto, fatemi dire che chi picchia un poliziotto, a maggior ragione se a farlo sono in dieci contro uno e con un martello, merita di essere catturato, arrestato e tenuto un bel po’ in carcere. Quindi piena solidarietà a tutti, all’agente Calista per quello che ha dovuto subire.
Immagino anche la grande frustrazione dei poliziotti che hanno dovuto affrontare un’emergenza di ordine pubblico con i salari che non sono stati aumentati, con gli organici che non sono stati aumentati.” Vi leggo soltanto che cosa scrive oggi il Sindacato italiano Lavoratori di Polizia a proposito di quello che è successo a Torino: “Turni estenuanti con straordinari fino a notte fonda, più giorni consecutivi e poi soprattutto è stato rilevato l’impiego di agenti in prova con soli due giorni di addestramento”.
.
Ma la solidarietà non è soltanto a quel poliziotto. La solidarietà va anche a quei manifestanti che sono stati pestati dalle forze dell’ordine anche mentre erano a terra inermi, per esempio c’era un fotografo. Queste immagini, suppongo, le abbiate viste molto di meno rispetto a quelle del poliziotto picchiato selvaggiamente. È sbagliato non mostrarle, anche i cittadini meritano lo stesso rispetto dallo Stato, cioè dalle forze dell’ordine, ma vi mostreremo da questo punto di vista un reportage molto completo.
.
Di fronte al caos di Torino, immagino che fosse anche difficile accertare a proposito di questi cittadini pestati chi fossero i responsabili. Però, la cosa che colpisce è che tra le nuove norme varate dal governo per impedire che “tornino le BR”, per prevenire le violenze, non ci sia nulla che riguardi le bodycam da tenere accese sempre da parte dei poliziotti in servizio e poi soprattutto i caschi identificativi con i numeri per poter accertare eventuali abusi.
.
Parlavamo di solidarietà: l’ultima solidarietà la voglio dare ai tantissimi manifestanti che sono andati a Torino pacificamente e che oggi vengono additati come coloro che coprono e quindi sono complici dei violenti. Il ministro Piantedosi ha affermato che “chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunita”.
.
Caro Ministro Piantedosi, lei che è un uomo di Stato, che ha fatto a lungo anche il prefetto, deve sapere che in democrazia un governo non può accusare indistintamente migliaia o decine di migliaia di persone, parlando della maggior parte dei manifestanti, perché è nei regimi che si processano i pensieri e le intenzioni. Nelle democrazie servono le prove a sostegno di quello che lei afferma. C’è una questione che è evidente a tutti, anche a chi odia gli antagonisti, i black bloc, la violenza:
è evidente che il governo non aspettasse altro che questo. Il nuovo decreto, che varerà una stretta securitaria, era in canna, attendeva soltanto alla scintilla.
È successo col pestaggio di un poliziotto? Sarebbe successo con qualche altro pretesto. Era tutto previsto, violenze comprese.
Ed è lecito a questo punto domandarsi se invece i dispositivi di sicurezza siano stati davvero efficaci oppure no a prevenire queste violenze.
.
Chiudo con le parole della nostra Premier, Giorgia Meloni: “Questi sono criminali organizzati, quando si colpisce qualcuno a martellate lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri: si chiama tentato omicidio. Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono senza esitazioni“.
Che facciamo, Presidente Meloni? Glielo chiedo, glielo avrei anche chiesto magari o glielo avremmo chiesto se si fosse presentata nella conferenza stampa sul decreto sicurezza e invece neanche oggi lei c’era a rispondere alle domande.
.
Che facciamo? Accorpiamo le funzioni del pubblico ministero a quelle del primo ministro?
D’altronde con il referendum del 22 marzo mi pare che un po’ la strada sia quella.
Questo dovrebbero fare i giornalisti nel servizio pubblico. Questo è quello che dovrebbe fare ogni giornalista che si rispetti.
Esattamente questo.
.
Mario Imbimbo
6 Febbraio 2026
.
Foto dalla trasmissione TV La7 -Piazza pulita