Sandro Pertini, il Presidente Partigiano

DI GIANCARLO SELMI

Giancarlo Selmi

 

Sandro Pertini, il Presidente Partigiano

Vedendo la trasmissione “La Torre di Babele” e il racconto di quello che fu e rappresentò Sandro Pertini, in uno dei momenti più bui della nostra Repubblica, è difficile non fare confronti. È difficile non rendersi conto della straordinaria differenza di livello fra lui, ma forse fra gran parte dei politici di quel momento e la massa informe di menti all’ammasso che è la politica ai giorni nostri.
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Ho ricordato quei tempi, erano i tempi del mio impegno politico di studente schierato a sinistra del PCI. Posizioni estreme che ho smussato con il tempo, ma che non mi impedirono di amarlo e considerarlo il migliore Presidente della Repubblica possibile. Era un uomo che non aveva il timore dell’emozione, che manifestava senza indugio, che aveva un evidente amore per il concetto di “vicinanza”. Una straordinaria e irripetibile empatia.
Fu interamente disorganico rispetto al potere costituito, fu un Capo dello Stato che non ebbe remore a denunciare ciò che non andava e lo fece anche in occasione di tragedie, “non le mandava a dire” insomma. Questo procurò qualche malumore fra i potenti, ma cementò il suo indimenticabile rapporto con gli italiani.
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Fu uno di noi. Lo ricordava a tutti in ogni occasione e non lo dimenticò mai. Uno di noi rimase, sempre.
La sua partecipazione ai funerali di Berlinguer, un altro grande figlio di questa nazione, la sua visibile emozione, le lacrime non nascoste, sono un’immagine che non abbandonerà mai la mia mente. Quanta nostalgia. Quando i socialisti erano socialisti, i comunisti svolgevano il lavoro di comunisti, esisteva ancora la sinistra, esisteva la coscienza di classe, esisteva un movimento operaio, esistevano le lotte per migliorare la qualità di vita dei lavoratori.
Il mio cuore e il cuore di tanta gente battevano con loro e con l’immaginazione della costruzione di un mondo migliore.
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Pensare che se ci fossero oggi Pertini e Berlinguer, per la straordinaria quantità di amenti e imbecilli che allenano le dita sui social e che tifano per una parte politica come se si trattasse di una squadra di calcio, sarebbero due “zecche rosse”, ci restituisce la cifra dell’abisso in cui è caduta questa cosa che si chiama Italia.
Che pena.
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Giancarlo Selmi
3 Febbraio 2026