DI ALFREDO FACCHINI

Smemorati nella Giornata della Memoria

Nel giorno deputato al ricordo, si sceglie la rimozione
Smemorati per vocazione i post-fascisti italiani. Ma non meno colpevole l’élite ebraica che vive in Italia. Nel Giorno della Memoria, tace. Tace sulla Palestina, davanti a un altro genocidio. E tace anche sugli orrori della dittatura fascista. Si piangono esclusivamente i crimini del nazismo tedesco, ma si rimuove la responsabilità tutta italiana. Eppure furono migliaia gli ebrei internati nei campi fascisti, ancora prima della piena alleanza con il Terzo Reich. Non fu una persecuzione imposta da Berlino. Fu scelta deliberata del regime di Mussolini.
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Nel campo di Ferramonti di Tarsia, in Calabria, oltre duemila ebrei – tra cui donne, anziani, bambini – furono rinchiusi, sorvegliati, isolati. Nei campi di Campagna, Urio, Potenza, Conversano, Tremiti, gli ebrei stranieri considerati “pericolosi” venivano schedati, sorvegliati, privati di ogni libertà.
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Dal settembre del 1943, con la nascita della Repubblichetta Sociale Italiana, la persecuzione divenne sterminio. I campi fascisti divennero snodi logistici della macchina genocidaria nazista. Da Fossoli, Bolzano, la Risiera di San Sabba, migliaia di ebrei italiani furono deportati verso Auschwitz. 2.445 partirono da Fossoli. Ne tornarono 23.
Questi numeri sono accuse. E sono italiane
Tutti zitti. Nel 1940, l’Italia entra in guerra. Il fascismo entra nella sua stagione più sanguinaria. Si aprono i cancelli dei campi: Ferramonti, Renicci, Visco, Tarsia, Molentargius. Sono 43 campi, ufficiali, riconosciuti. Sono centinaia, se contiamo quelli “temporanei”. Internati ebrei stranieri, perseguitati politici, prigionieri jugoslavi, oltre centomila. In gabbie improvvisate, in stalle dismesse, nei casolari trasformati in lager. Fame, freddo, malattie, lavoro coatto. Non per ordine tedesco. Non per costrizione. Per volontà italiana.
Dopo l’8 settembre 1943, la maschera cade
Il fascismo è complice attivo della Soluzione Finale. Fossoli, Bolzano, Trieste. Campi di transito, di tortura, di morte. Binari italiani verso Auschwitz. 8.000 ebrei italiani deportati. Solo il 12–15% sopravvisse. E risulta spaventoso – sì, spaventoso – vedere oggi i rappresentanti degli ebrei italiani a braccetto con gli eredi diretti di quel regime che ne decretò la persecuzione. Su tutti, la seconda carica dello Stato, che non ha mai reciso davvero il legame con il passato fascista, tra rimozioni e riabilitazioni.
Una memoria tradita due volte
E la ragione è persino più intollerabile: questo accade perché l’attuale governo italiano si colloca tra i più compiacenti rispetto ai misfatti dello Stato di Israele.
E la posizione assunta dai vertici della rappresentanza ebraica italiana è cosa nota: un allineamento che non lascia spazio a equivoci e che pesa come un macigno sul senso stesso della memoria che si dice di difendere.
Ma la Storia non è una cartolina selettiva
La memoria non è un vezzo cerimoniale. Il fascismo ha inventato, costruito, perfezionato un sistema concentrazionario ben prima dell’alleato nazista. Ha represso, torturato, affamato, ucciso. In patria e nelle colonie. In nome della razza, dell’Impero, dell’ordine. Bisogna nominarli: i carnefici, i complici, gli architetti del dolore. Solo una memoria che osa dire tutto può essere credibile.
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Alfredo Facchini
29 Gennaio 2026