Il garantismo

DI ENZO PALIOTTI

 

Il garantismo

Partito Democratico e Italia Viva votano insieme alla destra per salvare Daniela Santanchè dal processo per diffamazione nei confronti di Giuseppe Zeno, azionista di minoranza di Visibilia, che con i suoi esposti aveva fatto partire l’inchiesta di Milano.

Chi viene chiamato a rispondere della decisione di negare l’autorizzazione a procedere risponde sempre di essere garantista, che non vuole dire proprio niente. Nel caso specifico tra la ministra Santanchè e GiuseppeZeno, negando il processo si crea una evidente diseguaglianza. Trattandosi di una lite tra due cittadini, evitando di verificare le ragioni di entrambi i soggetti, si rischia di dare torto, preventivo, a chi potrebbe invece aver ragione, mortificando ancora una volta il principio che “la legge è uguale per tutti”.

Garantisti lo siamo tutti, garantista significa che nessuno può considerare l’indagato colpevole senza un giudizio, quindi senza un processo, un processo che non vuole dire condanna. Ma negando l’autorizzazione a procedere significa di per se emettere un verdetto, di assoluzione, venendo meno al principio di garantismo che non deve prevedere solo l’assoluzione ma anche la eventuale condanna qualora questo venga stabilito senza ogni ragionevole dubbio.

E’ prima del giudizio che non si può stabilire, per un qualsiasi motivo, della colpevolezza dell’individuo, ma se manca il giudizio manca l’elemento che può dare il valore giusto alla parola “garantismo”.  Senza contare poi che, in mancanza di giudizio la convinzione della colpevolezza come dell’innocenza rimane in ognuno mentre questo sarebbe chiarito in presenza di un giudizio.

Il negare quindi l’autorizzazione significa negare la possibilità di dimostrare che si è innocenti evitando il processo. Ed è quello che accade alla faccia della verità, del garantismo che senza processo rimane una parola vuota di significato.

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Enzo Paliotti

29 Gennaio 2026