DI CLAUDIA SABA

Amici e parenti d’Italia, il cerchio si allarga

Laura D’Ambrosio, già finita agli onori della cronaca come dirigente scolastica in provincia di Teramo per aver fatto cantare Faccetta Nera a bambini delle quinte elementari, è stata nominata membro del consiglio di amministrazione dei Musei Statali della Regione Abruzzo.
La nomina porta la firma del Ministro della Cultura Alessandro Giuli.
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Una scelta che non può essere archiviata come neutra, tecnica o casuale.
Perché Faccetta Nera non è una canzone folcloristica, ma un inno coloniale e fascista, simbolo di un’ideologia che la nostra Costituzione ha esplicitamente ripudiato. Farla cantare a dei bambini non è una “leggerezza educativa”, ma un atto culturalmente e simbolicamente grave, che chiama in causa il ruolo stesso della scuola e della memoria storica.
Ed è qui che la nomina diventa politicamente indifendibile.
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Con quale coerenza istituzionale si affida un incarico nella governance dei musei statali – luoghi deputati alla tutela della memoria, della cultura e dei valori condivisi – a chi ha dimostrato una tale disinvoltura verso simboli del fascismo? Il paradosso è ancora più evidente se si considera che anche il ministro Giuli ha giurato fedeltà alla Costituzione antifascista. Una formula che rischia di restare un rito vuoto, se poi le scelte concrete raccontano tutt’altro.
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Alle ultime elezioni regionali Laura D’Ambrosio era candidata con Fratelli d’Italia. Non è stata eletta.
La politica, però, spesso trova altri canali per garantire riconoscimenti e posizioni. Chiamarlo amichettismo nero non è una forzatura polemica, ma la fotografia di un sistema che premia l’appartenenza più della credibilità pubblica.
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Claudia Saba
23 Gennaio 2026