Fuori controllo

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

Fuori controllo

Siamo a Minneapolis. C’è una donna in auto. In un momento qualunque della sua giornata. Sta cercando di andare da un medico, perché ha bisogno di cure. Poi arrivano loro. Quelli dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement). Quelli che hanno ammazzato Renee Good. Agenti mascherati, giubbotti tattici, radio e armi. Circondano l’auto. Le urlano di spostare il mezzo. Lei risponde, cerca di spiegare. È una persona con disabilità. Sta cercando assistenza medica. Cerca di parlare, ma la sua voce viene sopraffatta.
La risposta è vetri infranti. La risposta è forza bruta per strapparle la cintura di sicurezza. La risposta è il suo corpo tratto fuori dalla macchina, afferrato, schiacciato sull’asfalto, ammanettato.
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La donna grida: “Sono disabile, sto solo cercando di andare dal medico”. E quelle stesse mani che l’hanno strattonata la trascinano via. Questa non è una storia di ordine pubblico. È la sagra dell’arroganza di uno Stato distopico quando smette di considerarsi garante e si proclama proprietario delle vite.
Il trumpismo è una dottrina rozza e feroce, fondata su un’idea primitiva: lo Stato come clava, l’autorità come atto di forza. Il trumpismo ha normalizzato l’umiliazione, sdoganato la brutalità.Qui lo Stato non difende la collettività: la addestra alla paura. Il metodo è militare, ma il teatro è la strada. Il risultato è un potere che si autocelebra mentre schiaccia. Questo è il cuore del trumpismo: una sovranità che non riconosce limiti.
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Occhio, lo ripeterò fino alla nausea, questa robaccia piace da morire alla destra italiana. Perché promette ordine senza giustizia, forza senza responsabilità, manganello senza processo. Piace perché offre un nemico facile e un potere che non deve spiegarsi. La guardano e pensano: si può fare.  Oggi applaudono Minneapolis. Domani chiederanno lo stesso copione qui. E ignorarlo significa preparare il terreno a chi non aspetta altro.
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Alfredo Facchini
15 Gennaio 2026