Morti sul lavoro – La tragedia di Claudio Salamida colpisce la sua famiglia, Taranto e la civiltà del Paese

DI BARBARA LEZZI

BARBARA LEZZI

 

Morti sul lavoro – La tragedia di Claudio Salamida colpisce la sua famiglia, Taranto e la civiltà del Paese

Quest’uomo si chiamava Claudio Salamida. Aveva 47 anni e aveva un bambino ancora piccolo da crescere ma non potrà farlo perché è morto mentre lavorava all’ex-Ilva.
Era su una pedana provvisoria, di quelle amovibili. È caduto e ha riportato una ferita fatale. Era solo, non c’era nessuno con lui, è stato trovato dopo l’incidente dai colleghi.
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Per Claudio Salamida non c’è clamore, non ci sono polemiche che insorgono tra partiti. C’è qualche parola di cordoglio e circostanza, la tragica notizia della sua morte è tenuta bassa perché, di fatto, l’esistenza di quella fabbrica insicura e inquinante, è responsabilità di tutti, nessuno escluso.
I commissari pare abbiano chiesto 7 miliardi di risarcimento ad Arcelor Mittal per le negligenze nella gestione che, in realtà, erano scritte nella politica industriale della multinazionale indiana già da quando le venne assegnato il controllo della fabbrica dal “competentissimo” Calenda. Secondo i commissari, Arcelor avrebbe portato avanti una “strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo finalizzata al trasferimento di risorse verso la multinazionale”. Quando lo dicevo io, diventai quella che voleva sostituire le cozze con l’acciaio. Menzogna studiata e diffusa da una stampa mediocre e pavida che ora dovrebbe nascondersi per la vergogna.
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Quando togliemmo l’immunità ai gestori dell’ex-Ilva, nel 2019, ci fu l’occasione di far incassare allo Stato un miliardo da Arcelor che era decisa ad andarsene. Gualtieri decise, senza essere disturbato da nessuno che era al governo con lui, di riempire la fabbrica di soldi pur di fare restare Arcelor. Non ci fu nessun atto che passò in Parlamento, fu una decisione nefasta a livello di governo e se ne conobbero i contorni solo tempo dopo. Ancora oggi è in discussione un ennesimo provvedimento per trasferire dei soldi all’ex-Ilva.
L’informazione è sempre stata pronta a dare spazio a insulti, menzogne e pure falsità contro chi chiedeva e chiede la chiusura dell’area a caldo del siderurgico ma quello stesso spazio lo preclude a chi lì dentro muore per mantenere la famiglia con dignità e onestà.
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Il tempo viene generosamente concesso ai Calenda e Marattin che, dall’alto delle loro prestigiose poltrone super pagate, hanno come unica soluzione l’immunità per chi comanda nella fabbrica. Per i due onorevoli, evidentemente, le vite degli operai e dei cittadini di Taranto, non valgono abbastanza per fare sì che anche gli amministratori di un siderurgico rispettino le regole e le leggi del nostro Paese. E sul Sole 24ore di oggi c’è scritto che questa morte è un colpo alla fabbrica che vive tanti problemi. No, la tragedia di ieri è un colpo per la famiglia di Claudio Salamida, per Taranto e per gli operai del siderurgico e per il senso di civiltà del nostro Paese.
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Barbara Lezzi
13 Gennaio 2026