Gaza non è un capitolo chiuso

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SANDRO RUOTOLO – dalla sua pagina FACEBOOK –

Gaza non è un capitolo chiuso

Un bambino di un anno è morto a Gaza a causa del freddo. Lo ha riferito il ministero della Salute della Striscia guidato da Hamas. I media palestinesi riferiscono che il bambino è morto questa mattina a Deir el-Balah, nel centro della Striscia. Secondo i dati del ministero, con quest’ultimo decesso sale a sette il numero dei bambini di Gaza morti a causa del freddo dal mese scorso
L’attenzione internazionale corre verso nuove crisi: l’Iran, il Venezuela, le provocazioni di Trump sulla Groenlandia. Ma Gaza resta lì, sommersa da una catastrofe umanitaria che non può essere né normalizzata né archiviata.
Le parole del Patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa non lasciano spazio a interpretazioni: a Gaza non c’è più una guerra combattuta su vasta scala, ma continuano i bombardamenti mirati; arriva un po’ più di cibo, ma mancano i medicinali; si muore di freddo e, soprattutto, si muore per infezioni curabili, per l’assenza di antibiotici, per la mancanza di un’assistenza sanitaria di base.
È il ritratto di una popolazione abbandonata alla sopravvivenza nella devastazione. In questo contesto, parlare di “governance” futura di Gaza, di board internazionali e di soluzioni tecnocratiche, mentre sul terreno si muore per la mancanza di cure, non è solo una fuga politica: è una rimozione morale.
Gaza non è un capitolo chiuso.
Gaza è una ferita aperta.
La comunità internazionale, l’Unione europea, i governi occidentali hanno il dovere di riportare al centro ciò che conta davvero: la protezione dei civili, l’accesso immediato, pieno e sicuro agli aiuti umanitari, il diritto alla vita e alla dignità di una popolazione stremata.
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Dimenticare Gaza significa accettare che l’orrore diventi normalità. E questo non è accettabile.
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13 Gennaio 2026