Il paradosso criminale del tempo

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ANTONIO CIPRIANI – Dalla redazione di REMOCONTRO –

Il paradosso criminale del tempo

Sarà breve questo Polemos, per non sentire il peso della storia che ci grava sulla coscienza, per non infierire sulle nostre sconfitte epocali, ma non arrendersi all’evidenza di ciò che sembra realtà ed è invece il paradosso del tempo. Di un tempo in cui i criminali, quelli veri, tengono le fila del mondo. E sono suprematisti bianchi e razzisti, ricchi e spietati, affaristi forti dei principi violenti della religione del denaro che genera Potere senza remore. Appoggiati in alto, dicono loro, da un qualche dio che non conosce altro che la prepotenza del più forte.

Il loro racconto tossico, attraverso l’industria culturale, i media, la tv, i social, i più infidi sistemi di propaganda e persuasione, entra direttamente nelle case delle persone, le soggioga, le terrorizza e provoca dipendenza e obbedienza. La potenza di questo Potere criminale non è solo nelle armi, ma nell’aver occupato gli spazi democratici del discorso pubblico, gestendo nel corso dei decenni quell’insieme di menzogne vestite a festa che vengono presentate come verità indiscutibili: per fare la guerra, per invadere paesi, per rapire presidenti in carica, per torturare donne e uomini per il colore della pelle, o perché sono di una religione diversa e sono poveri. Per le risorse, per il dominio, perché i ricchi non paghino tasse.

“Tutte verità note; da sempre l’imperialismo, il colonialismo e il Capitale, marciano con malvagità nella stessa direzione. Ma adesso senza neanche quelle precauzione di facciata che servivano ad abbindolare i cittadini, a far credere loro che le guerre per le risorse in realtà erano per esportare democrazia o per ristabilire diritti civili.”

Adesso che l’ultimo muro è caduto a Gaza i malvagi ammazzano senza remore. Occupano, devastano, uccidono bambini, sopprimono testimoni alla luce del giorno. E dalla Striscia il sistema di impunità sfacciata è dilagato. Una narrazione tossica, sostenuta da risorse illimitate, alterna il suono flautato persuasivo al crivellare delle pallottole.

Camminiamo sulle rovine della nostra società democratica, sanguinando, attoniti di fronte alle efferatezze inaccettabili, immersi però in immaginari fasulli dipinti da media, politica e cultura dell’intrattenimento e terrore. Cattiveria pura e prepotenza, senza altre motivazioni. E lo scintillare luccicante dell’incantesimo del Potere.

Ps
“Ma non smetteremo di resistere, di alzare la testa e fare politica. Di credere che si possa cambiare il mondo.”

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Antonio Cipriani, dalla redazione di

11 Gennaio 2026