DI ENNIO REMONDINO

Dalla redazione di REMOCONTRO –
Se Trump fa un boccone della Groenlandia l’Europa che fa?
I paesi europei, storditi e impotenti ieri a Parigi rispetto all’assaggio Venezuela, per salvare almeno la faccia, hanno ‘sussurrato’ contro Trump sulla Groenlandia. Persino l’Italia, la cui premier ha inventato l’ossimoro politico dell’errore di Trump, ‘ma con molte ragioni’. ‘Devo protestare ma sempre tua’, direbbero degli amanti. Costellata da ‘leader di acutezza politica’ (altro ossimoro), l’Europa allo specchio di se stessa fa dirsi dai suoi media-specchio che è lei ‘la più bella del reame’.
“La Groenlandia è danese da prima dell’esistenza degli Stati uniti. Un primo accordo sulla difesa nel 1941, per timore che i nazisti dopo aver invaso la Danimarca si accaparrassero la Groenlandia.”
Denmarks Prime Minister Mette Frederiksen visiting Greenland’s capital Nuuk until 04 April.
O gli americani fermano Trump o addio Groenlandia
I governi di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Spagna, Polonia e Danimarca hanno creato e diffuso una dichiarazione congiunta che risponde a parole alle mire territoriali del presidente statunitense Trump sulla Groenlandia. Da mesi Trump parla della possibilità di annettere, anche con la forza, l’enorme isola che fa parte con larghe autonomie del Regno di Danimarca, ma in questi giorni è tornato a farlo con toni aggressivi alludendo che potrebbe essere uno dei prossimi obiettivi militari dopo il Venezuela. Forse prima Colombia e Cuba, ma comunque a stretto giro elettorale di ‘medio termine’ in casa.
Critici ma con “molta moderazione”
I toni della dichiarazione sono piuttosto blandi -ed è un eufemismo-, col solo aspetto di rilievo l’aver preso pubblicamente posizione contro Trump dopo mesi in cui avevano platealmente cercato di ingraziarselo, blandirlo o comunque non indispettirlo. In sostanza, hanno ripetuto quello che, nelle precedenti occasioni, la Danimarca aveva detto da sola. Il documento, a cui in un secondo momento si sono aggiunti i Paesi Bassi del servile segretario Nato Rutte, ribadisce il noto e l’ovvio: «La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e a loro sole, decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia».
“Il documento ricorda inoltre che Danimarca e Groenlandia fanno parte della NATO, come gli Stati Uniti, che sono dunque loro alleati. Ma ormai siamo alla malattia finale dell’Alleanza Atlantica.”
Chi difende che e cosa
La dichiarazione europea senza Ue ufficiale, risponde inoltre alle accuse di Trump, che aveva sostenuto non fossero in grado di proteggere l’isola dalle «navi russe e cinesi», affermando di avere aumentato la presenza militare e gli investimenti in sicurezza. Ribadisce, infine, che la sicurezza della regione artica va perseguita «collettivamente e rispettando i principi della Carta dell’ONU, che includono la sovranità, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini. Sono principi universali, e non smetteremo di difenderli». Trattati e regole internazionali che la nuova versione politica Usa sia sta mettendo sotto i piedi come il suo alleato modello Israele.
“Fine della Nato”. O è già morta?
Lunedì la prima ministra danese Mette Frederiksen aveva avvertito Trump e i vicini europei che un attacco statunitense alla Groenlandia costituirebbe «la fine della NATO». Lo stesso giorno il suo omologo groenlandese, Jens Frederik Nielsen, aveva detto che non si può paragonare la Groenlandia, «un paese democratico, al Venezuela», come se la differenza potesse fermare certe follie politiche dell’amministrazione Usa. Sempre lunedì Trump ha detto di ‘non avere in mente una tempistica precisa sulla Groenlandia’, «ma che lui fa sul serio». Il trovare qualcosa di serio che non fosse sempre prepotenza ed azioni di forza da parte di Trump, a partire dai dazi alla politica interna e sulla caccia ai migranti è un problema che inizia a porsi lo stesso partito repubblicano e sempre più cittadini americani.
Perché la Groenlandia Usa?
La Groenlandia è ricca delle cosiddette ‘materie prime critiche’: metalli necessari per il settore tecnologico. Riserve sotterranee conosciute di circa 43 dei 50 materiali che gli Stati Uniti consideraono cruciali, e di 25 dei 34 indicati dalla Commissione Europea, il dettaglio del Post. Un parallelismo con il Venezuela, con i metalli rari al posto del petrolio al centro degli interessi statunitensi nel paese. I giacimenti groenlandesi di metalli rari sono così ambiti perché perlopiù intonsi, ma esplorarli e sfruttarli è tutt’altro che facile. I giacimenti si trovano sotto strati di ghiaccio che o è perenne o non si ritira per la maggior parte dell’anno. Il clima inospitale complica le ricerche. Inoltre in Groenlandia non ci sono infrastrutture né minerarie né logistiche.
L’isola più grande e meno abitata del pianeta
L’isola è enorme, la più grande della Terra, ma scarsamente popolata. Ha 57mila abitanti: poco più di un terzo vive nella capitale Nuuk, gli altri in città sparpagliate sulle coste e non collegate da strade. L’unico modo per spostarsi è l’aereo o la barca, ma è comune restare bloccati nello stesso posto anche per giorni a causa del meteo imprevedibile. La ‘sicurezza nazionale statunitense’, come Maduro fatto ‘narcos’? Per Trump gli Stati Uniti hanno «assolutamente bisogno» della Groenlandia, sostenendo che sia «circondata dalle navi russe e cinesi». Non è proprio così. I piani danesi includono un investimento da 8 miliardi di euro nella difesa aerea, l’acquisto di due nuove navi pattugliatrici per l’Artico e di 16 nuovi caccia F-35.
Trump ancora credibile?
La narrazione di Trump presenta l’isola come un punto debole, nonostante gli Stati Uniti abbiano lì una grossa base aerea, quella di Pituffik e che gli Stati Uniti possono costruire basi e muovere liberamente soldati e mezzi purché consultino il governo locale e quello danese, che -per ora- sono alleati della NATO. Che l’amministrazione Trump ci stia provando davvero sorge da fatti poco noti o nascosti. Sbandierata per intimorire la nomina di un inviato speciale per fare gli interessi degli Stati Uniti nell’isola, nei mesi scorsi era stata scoperta un’operazione segreta, per influenzare la politica groenlandese e allontanarla dalla Danimarca.
Liberarsi del liberatore
“Essenza simbolo dell’attule America: in tutti i discorsi di Trump sulla Groenlandia lui ignora la popolazione locale, salvo generiche promesse di renderla più ricca. Nei sondaggi, la stragrande maggioranza dei groenlandesi intervistati è contro l’isola sia inglobata negli Stati Uniti. E sempre, secondo i sondaggi, l’annessione della Groenlandia non è ben vista neppure dalla popolazione degli Stati Uniti, con l’eccezione forse dell’elettorato Repubblicano, e certo di parte dei suoi vertici.”
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Ennio Remondino, dalla redazione di

8 Gennaio 2026