Si fa presto a dire “dittatore”

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Si fa presto a dire “dittatore”

Le nazioni dell’America Latina, una volta liberate dai regimi coloniali europei, si sono trovate tutte senza alcuna eccezione davanti a una scelta precisa: riscuotere il gradimento degli Stati Uniti oppure vivere la propria provvisoria autonomia sotto la minaccia perpetua di un golpe organizzato e finanziato da chi le considera sotto la propria giurisdizione.
E’ lo stesso destino che sarebbe toccato all’Europa dopo la fine della guerra se l’intero continente non avesse scelto all’unanimità di salire sul carro del vincitore e proprio noi italiani abbiamo visto da vicino come Gladio, frange delle forze armate, CIA e massoneria deviata fossero pronti a far saltare in aria la nostra democrazia davanti a qualsiasi tentativo di dissidenza.
Davanti a un giogo ideologico ed economico così potente e se necessario feroce non è neppure lontanamente pensabile proteggere la propria indipendenza osservando tutte le regole democratiche, chi ci ha provato ha fatto la fine di Salvador Allende in Cile. Altri, come Castro, Chavez e Maduro hanno dovuto sacrificare un pezzetto della democrazia dei loro paesi per pura sopravvivenza.
La Dittatura è un’altra cosa, proprio noi Europei che l’abbiamo conosciuta nelle persone di Hitler, di Mussolini, del generalissimo Franco, di Salazar e dei colonnelli greci dovremmo scegliere le parole con maggior attenzione.
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Mario Piazza
5 Gennaio 2026
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Foto ANSA